PENSIERI STUPENDI






1) ROMA CAPOCCIA E BISBOCCIA 1
A Roma torna la FESTA DEL CINEMA: scusate, potete spiegarmi che cazzo c’è da festeggiare?
Vogliamo chiamar Tarantino a fare un po’ di casino?
Il cinema italiano è morto da un bel po’, tranne qualche lampo, ogni tanto …
Il Ministero spesso finanzia films di scarso interesse culturale o, peggio, altri che nemmeno escono al cinema … Se uno scrive un soggetto su Dante Alighieri, o semplicemente un soggetto un po’ più sofisticato del prodotto medio, deve sperare in un miracolo, o in un finanziatore privato benemerito …
Il trucchetto di certi pseudo-produttori è farsi dare i soldi dallo Stato (cioè da noi) o dalle Tv e poi, chi si è visto s’è visto … Se il film diventa un successo commerciale, tanto di guadagnato (per loro …) . Se non esce neppure al cinema, non trovando un distributore, comunque si sono avuti li sordi …
Un produttore vero, invece, dovrebbe essere uno che rischia, investe (come un vero imprenditore) …
E lo Stato, invece, dovrebbe proteggere e finanziare i prodotti di qualità (con commissioni meno politiche e più specializzate)…
Cioè, ci dovrebbero essere prodotti diversificati: films di qualità e films commerciali …
Invece in Italia si ragiona per interessi di parte … Interessi politico-economici …
Oppure il solito menefreghismo e il vivacchiare pigro che non cambia mai …
Io vorrei che si ragionasse in termini di libertà: la libertà dei cittadini di andare a vedere un film commerciale o di provare con qualcosa di più impegnativo e sofisticato …
Libertà per l’arte, dunque, in primis, senza togliere libertà al commercio (solo limitare il Far Mal o il Far West di certi comportamenti, magari riportandoli al vero e più nobile significato del Genere come Mito e Libertà e Avventura) …
Si chiama: coscienza civile, necessaria ad una vera comunità che non sia solo composta da gente che annaffi il proprio orticello …
Se tutti fanno il proprio interesse, chi farà l’interesse di tutti?
Perché dobbiamo diventare necessariamente la cloaca solo dei prodotti USA? (paese dove però convivono cinema industriale e cinema di qualità, spesso con interscambi …) … Siete voluti entrare in Europa? E allora prendete esempio dall’Europa, a cominciare dalla Francia che i suoi prodotti nazionali, spesso di qualità, sa difenderli bene …
Basta con i films televisivi che sono solo manfrine sentimentali in confezione accattivante o da spot, innocui, che cavalcano le mode, trendy, politicamente corretti e che servono semmai a titillare la media o alta borghesia che poi ne parla superficialmente in qualche salottino o festa …
Bisognerebbe rispettare la passione e il lavoro di quei distributori grazie ai quali, ad ottobre, potrò vedere Angel di Ozon, che certo non sarà la solita cazzata Usa o di certo cinema italiano …
E che fanno una fatica bestia per cercare di far valere la qualità nella settima arte … (Come del resto i piccoli editori, nel settore libri …)

La mia è una freccia avvelenata scagliata contro una mentalità ammazza-cinema e ammazza-arte…
La mia è una difesa come quella dei samurai contro i briganti nel capolavoro “I Sette samurai” di Kurosawa …
La mia è una difesa anche delle case di distribuzione indipendenti che vogliano vendere films non USA o Non italo-televisivi e si sentono rispondere picche da gestori di sale o dalle Tv …

Ognuno ha la cultura che si merita (però ci sono anche le tristi conseguenze, nella vita di tutti i giorni …): fate pure a pezzi il nostro grande italico passato e bevetevi i prossimi “capolavori” al cine …
Chi ci guadagnerà? Non certo tu, popolo bue, ma qualche “genio” che comprerà qualche casa o auto sportiva in più, gongolandosi di averlo, ancora una volta, messo in quel posto a tutti … è il Paese dei furbi, no?
Ma lo Stato non deve fare gli interessi (o il gioco) di qualche produttore medio-piccolo o di qualche politico o di qualche furbacchione … Lo Stato deve fare gli interessi dei cittadini, almeno in una democrazia che invece somiglia tanto ad un regime oligarchico …
C’è una via di mezzo tra uno Stato soffocante e uno Stato menefreghista o in vacanza …
Liberalismo è anche possibilità d’esser liberi per un bene che non può essere solo economico (dei pochi) …
Il cinema italiano è un cadavere: l’ha ucciso anche il controllo politico … (fate una telefonata a Dino DeLaurentiis negli Usa, e se non vi manda al diavolo, vi saprà dire qualcosa di ragionevole su come sia stato possibile che l’Italia, negli anni ’50 – ’60 una delle maggiori cinematografie mondiali, sia oggi una delle peggiori) …
Se per voi un funerale è una festa … Se per voi si risolve tutto con le feste o il glamour o le domande sceme di qualche giornalista del gossip (quelli odiati da Lucio Battisti) …
No, bisogna lavorare per bene, con intelligenza e impegno, ascoltare produttori, registi, attori, sceneggiatori, quelli che il cinema lo fanno, provare a risolvere i problemi, creare strutture, aprire scuole di cinema serie e non sganciate dal mondo del lavoro, studiare il rapporto con la televisione e pensare a leggi che portino alla qualità; pensare ad una legge, come in Francia, che garantisca una certa diversificazione del prodotto nelle Multisale, invogliare finanziatori privati o industrie con de -tassazioni o altro per films di qualità; regolamentare certi comportamenti da far-west e la distribuzione, parlare con i gestori delle sale, aprirsi a una mentalità internazionale, studiare un po’ i sistemi dei paesi europei (o anche USA) riguardo alle cose di cultura … Insomma, ci saranno pure dei consulenti veri e preparati? … E non solo merendinati …
Lo scopo è quello di ri-avviare la macchina cinema … E realizzare films belli, originali, magari anche un po’ sofisticati e un po’ diversi dal prodotto medio da tv generalista …
L’unico motivo per cui uno possa voler andare al cinema: oppure films avvincenti come “Romanzo criminale” o divertenti come quelli comici o autenticamente popolari come fu il “Dottor Zivago” che ancora prende …
Ma non quei prodotti informi e inutili …
Insomma: agire come in Danimarca o in Spagna o in Francia mica come su Marte o Giove …
Ho visto dei bei films messicani, ultimamente: e il Messico non è certo una potenza economica …
Da noi, mancano le storie, la capacità di raccontarle o inventarle; manca lo sguardo poetico; manca la capacità allusiva o metaforica, quella di certi registi russi o orientali … (Tra Corea, Cina e Hong Kong, Giappone è un fiorire di talenti o di belle conferme …) …
O forse non è che manchino: sta che non arrivano in porto ...
Ci si deve rimboccare le maniche come operai, quelli che, una volta, ai comunisti piacevano tanto …
E non solo buttare tanti soldi (dei cittadini) per fare un doppione a ridosso del Festival di Venezia, per far rifulgere la gloria dei politici che sappiamo già … Il consenso si deve creare con i fatti, non con i lustrini e le passerelle …
Se ci sarà da festeggiare, poi, festeggeremo …


2) ROMA CAPOCCIA E BISBOCCIA 2
A Roma torna Roma-poesia: Roma c’è… E la poesia? …
Spottone per la neo-avanguardia e similia più qualche intruso... E Vabbé, pazienza ... Possiamo restare amici lo stesso, no? Certo, con qualche apertura in più, da parte vostra ...
Stupitemi ... I sono un uomo che abbraccia, dialoga, incontra ... E voi?
Sentite il titolo di questo articolo di Massimo Gezzi che incontrò Sanguineti: «A me della poesia importa pochissimo» Atelier, 2003 ...
Be', che ti importasse pochissimo della poesia ce ne eravamo accorti, caro vecchio Edoardo, materialista storico: te lo avevamo sempre detto ...
Però almeno tu conservi una tua coerenza e intelligenza, almeno non ti sei riciclato e riverniciato come altri ex che non sanno più dove andare se non 'ndo se magna ...

3) DIALOGHETTO SUL PONTE VECCHIO
- “ Che Tu la conosci la Biagini?” - dice il Lapo – “E chi l’è?” – fa il Leo … - “L’è una che parla tanto d’OVA” – ridice -“ Una gallina?” - (stupito) – “Ma no!!! L’è una poetessa affamata
Che ’un ti fa una poesia ma una frittata!!!” ...

- “E l’OVA, - O Lapo – L’OVA indo le piglia?”
- O che se’ grullo! Dal culo dello Struzzo:
’un tu lo senti il puzzo? - …

4)
POESIA COME NOMEN
Massimo Sannelli … L’ho ascoltato leggere un suo testo, in mp3 … Ma conosco un po’ anche altri suoi lavori poetici … La sua poesia, letta, mi ha fatto venire in mente una canzone di Fabrizio De André e non solo perché si nominava Rimini …
Una poesia letta bene, una poesia di sinistro e un po’ inquietante fascino …
Sicuramente i testi di Sannelli guadagnano nell’esecuzione orale-vocale …
Ma poi? Poi scopri che non vuol dire assolutamente un cazzo e che ognuno può proiettarci quel che sente o desidera, oppure niente … E questo vale per tanti altri suoi testi: che sono semplici suoni de-semantizzati, svuotati e accostati a effetto, in un procedere spesso tautologico, ossimorico, a chiasmi, spesso negante, utilizzando un linguaggio cripto-mistico ma senza più l’oggetto d’amore dei mistici … Il mondo, l’Altro da sé, si risolve tutto nelle movenze del linguaggio … Tutto è già accaduto e scritto, non c’è più sorpresa o imprevisto … Dio è il linguaggio … C’è tutta una serie di rimandi culti che giocano a nascondino e si rincorrono: gli esperimenti di un filologo svegliatosi male …
Non bastano gli sforzi intellettuali del compare di ricerca poetica Marco Giovenale per convincermi che
“e aprire sempre e collegare, sia così, collegare, legare proprio.” – tanto per citare un verso tra i tanti possibili e, stranamente, intercambiabili – possa comunicarmi un’emozione o un salto dell’immaginazione o un passo in più di conoscenza … Di bellezza dei versi, poi, non parliamone neppure: in arte oggi la Bellezza pare sia stata rinchiusa in cantina, in punizione …
Dimenticandone il valore e l’importanza per la costruzione della personalità o di una comunità o civiltà d’anime … Quella di Sannelli
è una lingua virtuale, quasi sempre in potenza, come Internet … La realtà non esiste … Quel che si riflette è lo stesso specchio con un altro specchio, in un gioco di fonemi (come nel verso citato) …
Non c’è vero dolore, non c’è patire …
Non c’è la violenza dei mistici che piacciono a me: la violenza delle passioni e dell’amore …
O l’agonismo, il corpo a corpo con Dio (si pensi a Testori ) …
Forse, il mio disagio è quello d’essere un poeta più affascinato dall’ Incarnazione – il Divino che entra nella carne – Il Verbo che si fa carne – come unica possibilità di redenzione e di Non-morte,
che dal Misticismo che è più una specie di annullarsi in Dio …
Per questo motivo adoro Caravaggio …
Nell’ambito di una scrittura – diciamo così – mistica, nei più giovani italiani, confesso la mia maggiore sintonia con una Cera Rosco più che con un Sannelli; nel secondo,
tutto è fin troppo pacificato nella Scrittura che agisce autonomamente, autoriflette per piccoli movimenti tra lapsus, sdoppiamenti in continua partenogenesi …
E in Sannelli che pena, invece, per me – sentir rivisitati in una maniera più mistificante che mistica – certi topoi del Medioevo, senza la dolce freschezza e l’alta fantasia dei testi originali … Ciò che è ancor vivo – nonostante il tempo - del Medioevo viene rimasticato, depotenziato, sul tavolo operatorio, e restituito morto, freddo, inerte … (preferirei quasi di più certe rivisitazioni parodiche di Berisso, sempre in ambito neo-avanguardista, più energiche e materiche ) …
Ma quello di Sannelli è il solito gioco di stampo neo-avanguardista con infusioni di rimemorazioni lontane della latinità medioevale, più qualche teorico onanista francese in appoggio: una mistica del Nulla, più buddista che cristiana … Provate a confrontarlo (senza complessi di stature, ovviamente differenti) con l’Ungaretti mistico-barocco e notturno degli Inni…
Lì c’è il vero mistico (e c’è il poeta…), benché un po’ teatralizzato ed esibito … Ma lì c’è e si sente, si prova emozione, partecipazione: il LETTORE legge e succede, accade qualcosa …
Il Lettore fa l’evento poetico …
Che cosa succede quando uno legge Sannelli? Lo chiedo in serena libertà ai suoi estimatori … Quante particelle del proprio essere si scuotono, si muovono, si agitano? Anche se ormai – noi della generazione X siamo diventati come automi che rispondano a sollecitazioni di ritmo (si pensi all’atmosfera, un po’ inebetita o drogata, in discoteca) … E la poesia è ritmo certo, linguaggio ma anche molto d’altro …
Mi profonderei volentieri nei testi di Sannelli, ma sono respinto a priori: sento che c’è qualcosa che non funziona a monte, troppi filtri, schermi: c’è un trucco ab-origine … Non avverto le VERE PRESENZE (tanto per citare Steiner) …
Sannelli si è cucita addosso questa specie di malattia dell’anima e della comunicazione, senza averne assolutamente bisogno … Si è travestito da problematico e pensosissimo intellettuale: ed è un vero peccato, e la mia sensibilità di poeta che riconosce, a vista, un altro poeta dalla vocazione pura, un po’ ne soffre …
Riporto queste frasi di Berardinelli che dice: L’affermazione di Yeats secondo cui “tutta la grande letteratura è fatta di simboli” deve essere integrata e letta alla luce dell’altra che dice: “La buona letteratura è un po’ simile alla storia narrata da una vecchia comare”. Grande letteratura non è dunque possibile in mancanza di un genuino senso della concretezza linguistica, della lingua parlata e perfino di un certo sapore locale.
Cortellessa, Andreone: che ne pensi? Che ne pensava Shakespeare?

Dicevo di Sannelli: lo hanno “rovinato” letture e maestri sbagliati: ha scelto una linea progettuale che provoca orgasmini in certi critici (spesso accademici) amanti dello pseudo-difficile, oscuro, ricercato, snob … Amanti della filologia e della linguistica più che dell’estetica e della poesia …
Mi fa pensare a certe cose che scriveva Viviani negli anni 70 e che, per fortuna, il senese ha presto abbandonato, (pena: l’afasia), cambiando completamente direzione di ricerca …
La voce di Sannelli che legge è quella di un fantasma, di un ectoplasma o di uno zombie …
L’IO lirico, mi pare non compaia mai, nemmeno indirettamente attraverso il TU della tradizione mistica e della lirica d’amore (tu, che invece è una mia costante in sede poetica) …
Senza IO, senza TU senza Noi o Voi: una poesia senza rapporti … Irrelata, autosufficiente, autoreferenziale …
E direi anche - richiamandomi a un preciso riferimento culturale nelle dispute dei medioevali sugli universali, continuate poi anche nella modernità - filosoficamente Nominalistica, tra Roscellino e Guglielmo d’OCKHAM ...
Tempo fa, dissi che Sannelli era un poeta nato morto (una coincidenza, uno scherzetto del destino che lui e Giovenale pubblichino presso La camera verde che è anche il titolo del film più necrofilo del mio carissimo Truffaut?), come se fosse stato fatto a pezzi da un uccello rapace e poi disseminato nel testo in brandelli minimi di spazi metrici: ovviamente una battuta senza nessuna intenzione di offendere la persona … E molti – abituati ai complimentini e ai baci e abbracci nei blog (non so quanto veri) – hanno subito manifestato il loro finto scandalo e il loro moralismo da quattro soldi …
Non capendo che, con quella boutade, volevo soltanto dire che Sannelli – come i morti, anzi più dei morti – aveva rinunciato alla poesia come comunicazione (o alla proiezione immaginativa-visionaria ) di senso, come figuralità, come confidenza, come cordialità … Aveva rinunciato a molto della realtà, a molto del mondo, per uno strano ombreggiare epilettico, alquanto letterario, analitico, spesso astratto e intellettuale, di morte … Appunto: i testi di Sannelli sono pallide incursioni della morte nella vita, cortocircuiti ma senza l’energia o la follia di Amelia Rosselli …
Ma allora, perché scrivere? Il foglio bianco o il silenzio non risulterebbero tanto più espressivi, come linguaggio di una Non-Vita?

POESIA COME SGUARDO SULLE COSE
Prendiamo invece una bella poesia di Gianfranco Lauretano – quella che comincia “Ho quarant’anni/domani mi sveglierò” … tratta dal suo ultimo libro “Occorreva che nascessi” …
La quale contiene, come una memoria dolce, il soffio di un altro bel testo di Davide Rondoni che cominciava con “io non voglio diventare vecchio …” …
Una poesia semplice e tesa, come certi alberi che ramificano verso il cielo …
Una poesia che potrebbe sembrare anche facile, semplice, che potrebbe far storcere il naso (o il nasone) a certi critici o poeti snob o ai sacerdoti-farisei delle Lettere o ai tromboni di certe Accademie polverose, o a giovani ricercatori con alambicco, o a certe poetesse che rispondono al telefono come dall’Ade … Ma che non lascerebbe, di sicuro, indifferente un operaio o un meccanico di biciclette o un piccolo travet che impari, giorno per giorno, il mestiere di vivere, che torni a casa dai suoi figli e li guardi negli occhi … Il popolo, El pueblo …
Quella di Lauretano è un' esperienza di respiro e d’amore, ma d’amore offerto in dono senza pretese, umile ma non umiliato, amore che guarda all’azzurro, al profilo dolce dei colli ma anche alla dura quotidianità del vivere … Concreto, reale, umanissimo, lieto e pietoso … Come quello di un giardiniere che annaffi con pazienza la sua piantina, giorno per giorno, e si stupisca, meravigliando di certi fiori …
E Lauretano non è certo uno che non abbia molte letture o sapienza stilistica alle spalle, non è un improvvisatore o un naif … La sua è una conquistata tesa fermezza e chiarezza di dettato, nel confronto specie con i poeti russi … Deve aver vissuto molto, e amato …

5) UN BACIO
Ogni tanto passo dal Piper, oggi una normale disco ... E penso ai tempi in cui si facevano i concerti e si potevano incontrare la Bardot o Marlon Brando ... (ed io non ero neppure nato) ...
E poi sei arrivata tu, mia bellissima e aristocratica ...
Patty Pravo è stupendamente fantastica con quella eleganza un po' snob che amo: una che disse no ai Fellini e Antonioni che la volevano anche per il cinema …
Mica come certe sgallettate di oggi che direbbero sì pure al regista più burino de Centocelle ...
Peccato, peccato che la vita non ci abbia fatto incontrare: avrei scritto molte e belle canzoni per lei … O reine ...

ANDREA MARGIOTTA

Commenti

Chiara Daino ha detto…
"Che cosa succede quando uno legge Sannelli? Lo chiedo in serena libertà ai suoi estimatori..."

Lei domanda e Daino risponde. E non so se dovrei, ma ascolto il mio orecchio interno - e seguo quel che sento.

Io stimo Massimo Sannelli.
Un punto fermo che esclude ogni parentesi (divergenze, incomprensioni passate, diverse prospettive,...). Perché? E'opportuno sottolineare che la mia parola o-Stile è cosa altra (a tratti: opposta) alla cifra tracciata da Massimo. E questo per evitare il solito "compiacere i propri simili" e nuotare/notare solo correnti che sono: "tirare acqua al proprio mulino".

"Leggere Sannelli" e "intelleggere" Sannelli non è uguale: è un'equazione che dipende da fattori variabili. La vita, la carne, l'emozione declinata, il mito e la mistica, la polvere e la nota di dolore - pulsano nel guscio di una metrica perfetta.

E non si osanna (non sono il tipo): si constata. Al di là del gusto (e mi ripeto: infinite volte con Sannelli si è detto che "non scriveremmo un verso l'uno dell'altra") e del con-sentire personali.

E'una questione di livello: la livella dei blog, della rete unificata - sfocia spesso nell'aut aut "tutto è Arte, nulla è Arte".

Per questo credo sia giusto (al di là degli appunti, della critica, delle chiose) riconoscere che si procede per scale e per gradi.

Stimo Massimo Sannelli perché ne riconosco il valore oggettivo. Il mio soggettivo si carica di gratitudine (è stato l'unico a sostenermi, a confrontarsi con chi "non è nessuno") - ma è un di più.


Sia Poesia e prosa poetica, crtica e traduzioni (e - in veste di attrice - ringrazio per parole piene di potenza) la mano di Sannelli rimane. A uno stadio/stato dell'essere non comuni.

Non siamo tutti scrittori (anche se tutti scriviamo) e non siamo tutti attori (anche se il presente conferma il contrario). Forse nemmeno io "sono" - ma Massimo Sannelli è.

In piena libertà,
Chiara Daino.
andrea margiotta ha detto…
Chiara, piacere di conoscerti, prima di tutto ...
E grazie per il tuo commento che ho visto solo ora ...
Sai, la mia non era una domanda retorica e se altri vogliono ugualmente dire cosa susciti in loro la poesia di Massimo, ben vengano ...
Sappi che non voglio assolutamente "tirare acqua al mio mulino" e per cosa poi, che interesse potrei mai avere? No.
Nessun mulino ...
Il discorso sarebbe lunghissimo ma ti voglio dire solo questo:
io chiedo alla poesia qualcosa che sento a me restituita da altri poeti - ed è inutile che ti faccia una lunghissima sfilza di nomi che comprendono anche i migliori nordamericani o un caraibico come Derek Walcott ...
"Tu cantami qualcosa pari alla vita" ... è un verso di Mario Luzi, maestro che ho conosciuto e frequentato a Firenze ...
Massimo, per ora, non mi dà quel che io chiedo ... Libero lui di continuare per la sua strada, libero io di andar per la mia ...
E liberi quelli che vogliono comunicarmi reazioni diverse incontrando la poesia di Massimo ...

ciao
andrea
Chiara Daino ha detto…
Grazie Andrea,

so che la sua non era una domanda retorica e - proprio per questo - sono intervenuta.
Fortunatamente ogni autore (perfino io e ringrazio) ha i suoi lettori, le sue "animae legentes" -altrimenti si annullerebbe il sano principio di confronto (e crescita) che l'essere diversi (per stile, indole, propositi,...)comporta.
Tutte le Arti sono sorelle in questo - e quanto una "ballad" dei Metallica può emozionare me, tanto può infastidire o non comunicare a un altro orecchio.

E sia - per tutti - poter vivere sempre nell'arco di Bellezza che si sente proprio.

Un saluto,
Chiara

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