I sogni poco ispirati e molto sparati di Inception


“We are such stuff /As dreams are made on …” scriveva Shakespeare nella Tempesta: per non citare poi il notissimo monologo di Amleto o certe suggestioni del grande Borges … Dunque: avete visto il nuovo film Inception? Pensate che Nolan sia un grande regista? Vi siete fatti innestare l’idea che il suo ultimo sia un capolavoro? Direi che è un capolavoro solo di costi – spropositati – per un “filmone” comunque interessante e da vedere come prototipo di un qualcosa di topicamente contemporaneo nel cinema mondiale …

Ma non è il tipo di cinema che mi piace …

Una premessa: ritengo che le incursioni oniriche (o visionarie o memoriali) nei films – con gli annessi tecnici dei flashback o flashforward - siano da usare con molta accortezza e con prudenza.

E vi domando: i vostri sogni assomigliano a quelli del protagonista Dom Cobb (un bravo Di Caprio) e degli altri della sua squadra? hanno quel ritmo, quella precisione nei dettagli, quelle architetture mentali e gelide? hanno le sparatorie e gli inseguimenti – con la scusa del subconscio blindato come un antivirus?

O, piuttosto, non assomiglino forse ai film di Buñuel, di Fellini o del Tarkovskij più visionario (per intenderci, quello male interpretato dal critico Mereghetti, l’Andrej che non ha la cadenza epica o la struttura lignea del Rublёv) ?

I sogni di Nolan sono freddi piani d’azione giustapposti – superficialmente complicati – senza profondità, senza emozioni … Al servizio del congegno narrativo …

La sfera immaginativa raramente si attiva dalle sensazioni di personaggi che risultano mono dimensionali come un qualsiasi film di James Bond … La ragazzetta architetto (di sogni e bella come un sogno), buttata lì gratuitamente e che agisce come un figurino con il ruolo di guidare un po’ gli spettatori nel labirinto delle situazioni, dei concetti e dei giochi di prestigio delle immagini … La moglie ossessione del protagonista Mal (Marion Cotillard), bellissima e inquietante ma inconsistente come vita o arco di trasformazione del personaggio: pura proiezione mentale; che giustifichiamo solo, ai fini della storia, nella sottotrama più bella che fa anche da collante, come un’ anafora poetica

I pugni estetici? Le sequenze – abbastanza bruttine e gratuite - sulla neve (reminiscenze vintage di 007), in particolare, ma anche altre scene d’azione non troppo brillanti e un po’ goffe …

Lo scheletro narrativo è semplice: Dom Cobb è un abile ladro, in grado di inserirsi nei sogni degli altri per scoprire i segreti nascosti nel subconscio, quando la mente è più vulnerabile. Un estrattore di idee, dunque molto ricercato nel campo dello spionaggio industriale; ma ha un problema: non può tornare a casa a riabbracciare i propri figli perché accusato dell’assassinio della sua moglie adorata (donde il senso di colpa e la di lei continua presenza nei suoi sogni e nei sogni degli altri in cui riesce ad entrare).

Cobb fallisce una missione contro Sato, un potente e luciferino industriale giapponese, che, tuttavia, gli offre la chance di un riscatto con la promessa di poter ritornare negli Stati Uniti, a casa dai suoi bambini; questo se Cobb riuscirà - cosa ben più complicata – non ad estrarre ma a innestare un’idea semplice nella mente di un rivale del nipponico – il giovane Robert Fischer Jr., erede di un grande impero finanziario; quella di smembrare l’impero finanziario del padre lasciando così il campo libero al giapponese. Nel corso della storia, Nolan – anche sceneggiatore – segue i consigli, in maniera però molto libera, di uno dei testi “sacri” della sceneggiatura americana, in it. Il viaggio dell’eroe di Vogler (si pensi all’Ombra- la moglie scomparsa e ritornante nei sogni) .

La difficoltà sta che – per la riuscita – occorre profondarsi nel subconscio sino a penetrare dentro al terzo livello del sogno: quindi un sogno nel sogno nel sogno e una bella dose di sonnifero da stendere un cavallo (e qui rimando al discorso di Vogler sulle armi dell’eroe – topos e rituale degli OO7) … I tre livelli, mi ricordano un po’ le prove dei videogames …

Ad ogni modo, occorre una squadra e un nuovo architetto virtuale in grado di costruire dettagliatamente tre livelli del sogno, un po’ come una villa a tre piani, con piscina; nuovo poiché il precedente era stato fatto fuori: ed eccolo fornito dal vecchio nonno dei figlioletti di Cobb, nonché suo maestro nell’arte dell’estrazione (poi distorta a scopi illegali): Ariadne (interpretata dall’ attrice Ellen Page) una ragazzetta che impara in fretta (anche troppo!) …

A differenza della vita reale (dove i sogni sono individuali), nel film di Nolan si può accedere o fare incursione nel sogno di un altro: e questo – naturalmente – offre una libertà di movimento, a livello visivo, soprattutto, e narrativo; ma pure presta il fianco a soluzioni gratutite …

A me – ad esempio – non convince l’impasto onirico-finzione-realtà tra la beby architetta e il protagonista Cobb che, scoprendo le carte come il giocatore di poker, poco alla volta, spiega i suoi misteri (a lei e allo spettatore): espediente troppo didascalico che toglie vita propria soprattutto al personaggio femminile …

Dunque: le domande drammatiche sono: riusciranno Cobb e la sua squadra a innestare codesta idea nella mente del giovane rampollo? Riuscirà Cobb a liberarsi dal senso di colpa e dall’ossessione della moglie defunta? E tornerà a riabbracciare i propri figli?

Come dicevo, lo schema narrativo è piuttosto semplice: quel che invece c’è di complicato sono i modi e i meccanismi della narrazione e la loro trasposizione in immagini: poiché sussiste un surplus di complicanza, dove rientrano gli ambiti specifici delle scienze cognitive e di una psicoanalisi da corso accelerato e il compiacimento per strutture narrative non lineari ma spiazzanti; il gusto del prestigiatore postmoderno che si diverta a mescolare le carte a imbrigliare (imbrogliando?) i fili (ma in modo meno caldo e convincente di Tarantino, lui più viscerale, mitopoietico, memorabile e colmo di citazioni ) … Cronenberg di eXistenZ e de La zona morta ha fatto di meglio, benché lo preferisca nelle ultime incursioni noir e carnali.

Quindi: Inception non è assolutamente un capolavoro, anzi, io lo trovo forse più ambizioso ma inferiore ad altri di Nolan, quali Batman Begins, dark cupo ma umanissimo e spesso emozionante, o Insomnia. E ammetto di non rientrare nel novero dei fans di Memento, visto due volte senza provare il minimo di emozione, pathos, identificazione o coinvolgimento …

Inception, come opera d’arte, non esiste dal punto di vista estetico: come prodotto d’intrattenimento può tenere inchiodato lo spettatore per il tempo della sua durata …

Le cose migliori: alcune sequenze “parigine” (forse perché hanno acceso il “memento” di situazioni che ho vissuto nella vita reale) e la scena del grande specchio (citazione dal Welles de La signora di Shangai?), una certa libertà – anarchica o surrealista, ma senza le altezze di Buñuel - nella grammatica cinematografica, le immagini dei bimbi che si vedono solo di spalle e che poi vediamo in viso, nel finale e la sottortama dell’amore ossessione di Cobb verso la moglie – rimembranza dell’Orfeo ed Euridice e del Solaris di Tarkovskij (quello sì, un capolavoro, poetico, a patto che lo si guardi nella versione originale russa e non nella pessima versione italiana) …

Mi restano due dubbi: il primo: il fatto che venga inquadrato – e non a caso – il dettaglio della piccola trottola-totemica – in sceneggiatura, pay off di un set up precedente, oggetto su cui volgere la mente per capire d’esser sempre nel sogno proprio e non in quello di un altro - significa che nel finale siamo ancora nella dimensione del sogno (del protagonista o, addirittura, della moglie defunta, visto che la trottola era il di lei oggetto totemico ?) . C’è un dibattito in rete.

Il secondo: il fatto che mi sia capitato d’addormentarmi in vari momenti del film e d’averlo visto – tra sonno e veglia, significa che l’abbia sognato? O c’era qualche innestatore in sala?

Andrea Margiotta

Commenti

rossella ha detto…
bravo

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