Cinque pezzi facili (4 + Zeffirelli) ...




Cari amici, perdonatemi per essere quasi evasivo, date le circostanze, ma vorrei rapidamente tracciare qualche appunto intorno ad alcuni film visti di recente, senza seguire schemi o linee

Comincio da un film del passato (1968, anno in cui sono nato): Romeo e Giulietta del maestro Franco Zeffirelli e dico subito: film bellissimo che avrei voluto vedere a vent’anni e invece mi è toccato a quaranta (ma forse questo ne aumenta lo struggimento e la nostalgia?) …

A Zeffirelli non sono stati perdonati alcuni peccati – gravi secondo la casta dei critici italiani di sinistra che l’hanno imbozzolato in una specie di Visconti minore e più di maniera …

Si dice che Zeffirelli abbia ereditato da Visconti un estetismo ancor più estenuato senza avere, come contrappeso, l’impegno ideologico né la cultura né la profondità del suo maestro (ma Visconti non è stato il solo maestro di Zeffirelli) … Tuttavia, se egli avesse avuto le caratteristiche di cui lo si incolpa, sarebbe stato un clone di Luchino: io credo, invece, che Franco Zeffirelli sia uno dei pochi registi italiani a risultare veramente nazional popolare, e, in questo caso, intendo il termine in senso positivo, richiamandomi, quasi paradossalmente, proprio a certe considerazioni di Antonio Gramsci intorno alle caratteristiche della letteratura italiana: ciò mi porta dritto al melodramma, l’unica espressione italica autenticamente nazional popolare, sempre secondo il fondatore del Partito Comunista …

Ecco: Zeffirelli (noto forse ancor più per le regie di opere liriche in teatro) ha portato il melodramma italiano nel cinema e certo lirismo inteso come pathos (che accende sempre la lucina rossa del patetico, in senso negativo, nella vulgata dei critici di sinistra, veri mandarini nel cinema italiano e francese) …

E, dunque, riecco l’altro peccato grave di Franco Zeffirelli: aver parlato di sentimenti, di uomini e donne che amano e soffrono senza curarsi troppo di messaggi politici o di pisciatine sociologico giornalistiche (altri “peccatori”, registi come Zurlini o Avati) …

Ma i peccati di Zeffirelli – per i critici radical sinistrati - non sono ancora finiti: omosessuale dichiarato ma cattolico (per di più anche eletto senatore con il centrodestra) e molto critico verso il gaismo più folkloristico: no, Zeffirelli, così come un grande drammaturgo quale Giovanni Testori, non ha mai voluto far della propria sessualità esibizionismo (quello sì, di maniera) …

E ancora: Franco Zeffirelli – da buon fiorentino – ha sempre parlato chiaro e schietto: ed invece, si deve essere anche “carini” furbetti e politicamente corretti: devi dire le cose giuste, in conferenza stampa, strizzare l’occhietto alla casta pseudo clultural critico giornalistica …

Ma ora mi fermo: non voglio più parlare dei peccati di Franco Zeffirelli ma esaltare il suo Romeo e Giulietta del 1968: film bellissimo, pieno di grazia, ritmo, leggerezza, freschezza, bellezza, come di vetro soffiato … Fu nominato agli Oscar, anche come miglior film e regia ma vinse solo per costumi e fotografia … Non mancarono però altri premi (David, Nastri, Golden Globe) e le solite assurdità censorie: Olivia Hussey, minorenne, – a causa del divieto per la scena di nudo – non poteva vedere in sala ciò che invece vedeva ogni giorno guardandosi allo specchio …

Gli attori non erano in parte, scriveva qualche critico sordocieco? No, gli attori – adolescenti – portavano una sorta di meravigliosa e meravigliata freschezza, bellezza e giovinezza (strepitosa e splendida Giulietta, Olivia Hussey che poi sarà la Madonna nel Gesù di Nazareth): e questo esaltava ancor più la tragedia shakespeariana, riproposta con grande umiltà e fedeltà (grazie anche alla presenza di Masolino D’Amico in sceneggiatura) …

I costumi e le scene: preziosi e sontuosi, belli e poetici i dialoghi (anche per merito del bardo inglese, ovviamente) …La musica di un Nino Rota in stato di grazia: sublime ...

Manierismo patinato e illustrativo? No: caldo pathos, sussulti, palpiti del cuore, amore, intensità di gesti e sguardi, slanci, movimento (si pensi alla scena dell’uccisione di Mercuzio e poi di Tebaldo)

E perché, forse non si poteva dire lo stesso del Gattopardo di Visconti che, tra l’altro, ha un ritmo molto più sonnacchioso? Se Romeo e Giulietta è manierismo patinato allora lo è anche il Gattopardo viscontesco … Ah, già, dimenticavo: Visconti era un non troppo misterioso simpatizzante del Partito Comunista Italiano, nella versione del nobile di sinistra … Un intoccabile … In anni recenti, un critico – di cui ho dimenticato il nome ma giornalisticamente rintracciabile – dichiarava che ci furono stagioni lontane in cui non si poteva dir male di Luchino Visconti …

Ora: io non voglio certo sminuire un regista come Visconti – adoro Rocco e i suoi fratelli (anche per merito di Testori) e trovo un’altissima tensione in Ossessione: ma amo pure molti altri suoi film, anche Morte a Venezia (intendi: anche quelli – per tornare al termine di cui sopra – più esteticamente estenuati) …

Non sminuire Visconti ma dare a Zeffirelli quel che è di Zeffirelli ...

Ma qui, il mio discorso si arresta proprio perché sarebbe materia di un libro o di una tesi di laurea: voglio solo concludere dicendo che, se certi critici di sinistra o, altri, semplicemente poco acuti cinici e superficiali hanno spesso "massacrato" il maestro fiorentino, il pubblico italiano e il resto del mondo lo hanno quasi sempre amato … La gente ... Quelli che andavano o vanno al cinema per emozionarsi e immergersi nel sogno magico di una storia (non gli intellettuali del menga o quelli che vogliono vedere le americanate tutta action ed effetti speciali) hanno sentito il tocco di Zeffirelli: perché andare a vedere un film di Franco era un po’ come trovarsi in un teatro d’opera lirica …

E – sul piano internazionale – non sono mancati i riconoscimenti come il titolo di Cavaliere Comandante dell'Ordine dell'Impero Britannico, da parte della regina Elisabetta (tra le più importanti onorificenze

Facciamo un balzo temporale in avanti e nominiamo, in maniera fuggitiva o fuggiasca, qualche altro titolo …

Per il Faust di Sokurov ho una sola parola: capolavoro! Opera mondo, forse più dantesca che goethiana (L’Ulisse dantesco di "... fatti non foste a viver come bruti/ ma per seguir virtute e canoscenza ..."), ma anche per il dinamismo del protagonista – che si muove sempre come il Dante viator; per la fotografia verdastra e marroncina, polverosa che pare suggerire un sogno uscito dal medioevo più che dal proto romanticismo (benché i due momenti siano, non cronologicamente ma culturalmente, contigui e parenti) …

E, in ultimo, per l’infernale (anche questa di sapore dantesco) scena finale …

Forse sarà anche un film un po’ misogino come ha detto il critico Mereghetti (però non si deve dire misogino = medioevale, senza prima adeguatamente documentarsi sulla storiografia meno faziosa intorno al periodo) ma le inquadrature di Margherita sono di una bellezza pittorica e di una intensità che rare volte ho visto al cinema …

E il Mereghetti mi fa saltare subito a un altro bellissimo film (dal critico invece non troppo apprezzato, ma mi pare che questi l’abbia sempre con Lars Von Trier, quasi come per partito preso): Melancholia; io l’ho trovato bellissimo non solo per la musica wagneriana (non ritengo che sia stata usata con effetto kitsch ma che contrappunti mirabilmente come un senso di attesa, un preludio, insomma …) ma pure per tutto l’impianto visivo fotografico figurativo pittorico (intendendo anche la bellezza di certe inquadrature, sia pur con la macchina mossa, o certi riferimenti pittorici); ho amato quella felicità nuziale, (sì, anche io ho pensato subito all’altro film del club Dogma, Festen) dove il selvaggio naturale e anche cattivo prevale sulle convenzioni borghesi seguita poi da una parte seconda dove aleggia una sorta di turbamento romantico della folgorante e bravissima Kirsten Dunst che culmina nella scena del nudo, figurativamente notevole, anche per il movimento di linee che la prepara; doveKirsten Dunst – Justine è una valchiria wagneriana depressa ma la luce eburnea del suo corpo nudo e disteso raggiunge anche un cielo pieno di inquietudini sinistre …

Ed ecco il merito di questo film che fa ritornare Lars Von Trier ai valori dei suoi film più belli e meno sperimentali (Le onde del destino): dire molto senza troppe parole e senza un grande intreccio (ma attraverso i silenzi, i gesti, gli sguardi, i volti) e riuscire a legare il segreto del cuore e della mente umana al segreto moto degli astri con qualche prossimità, tematica più che stilistica, con il Tarkovskij di Solaris o di Sacrificio …

Direi che Melancholia è più vicino al romanticismo letterario rispetto al Faust di Sokurov …

Taglio …

Il film di Sorrentino “scianpenn”: buon film ma non completamente riuscito (forse mi piace più come scrittura); esso è diviso in due parti che non si accordano, l'olocausto sembra appiccicato ad hoc (tanto per cambiare); la prima parte è più interessante (e ricorda: Le conseguenze dell'amore, per lo stato catatonico, quasi astratto, quasi assente del protagonista; così ci chiediamo il perché di tutte le sue azioni ); la seconda parte è una specie di raccolta di belle riprese su paesaggio americano con dialoghi lunari alla Coen (ma tutto il film pare una strizzatina d'occhio ai fratelli Coen, la maniera - e la donna - dei Coen + la maniera di Sorrentino, che gira, anche un po' a vuoto, con stile più barocco napoletano) … Dunque, alla fine, hai un film minimalista (alla Coen) che ti scivola sulla pelle senza lasciarti troppo, con un surplus di movimenti di macchina più elaborati (e non voglio dire compiaciuti) del necessario; ma ho apprezzato certe zone poetiche del film … Ricordo che Paolo Sorrentino è uno dei registi italiani che più ammiro, specie per i primi due film (ma anche per il Divo) …

Il problema: cerco nei film cose che trovo, purtroppo, soltanto fuori dall’Italia (almeno, da quella di oggi, non certo quella di Fellini, Rossellini e Antonioni)…

Ad esempio: un certo modo di raccontare usando le immagini come metafore (e penso agli orientali) …

Terraferma di Crialese: mi è piaciuto per il finale e per il “cuore” o centro di senso del film (un po’ demagogico e furbetto ma condivisibile); però non mi hanno convinto tante altre zone del testo filmico, da certi stereotipi a certe forzature oleografiche, buone per gli americani, a certe cadute, a una certa indecisione di fondo tra il rigore e il “televisivo pop” : perché Crialese – per questo tipo di film - non ha seguito la strada neorealistica del capolavoro iraniano uscito, di recente, nelle sale? (La separazione)

Credo che Respiro fosse molto più ispirato, inquieto, magico … E alto …


Andrea Margiotta

Commenti

andrea margiotta ha detto…
Per provare quel che si è scritto, basta chiedersi:
1) Rivedresti Romeo e Giulietta di Zeffirelli? Risposta: sì, anche tante volte ... E lo farò ...
2) Rivedresti Faust e Melancholia? sì, ma con il respiro temporale necessario ...
3) Rivedresti Sorrentino "scianpenn" o Terraferma? Per ora, non ne sento il bisogno ...

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