TRE FILM VISTI DI RECENTE: BREVI APPUNTI






The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese è stato per me un film deludente, nonostante sia un estimatore e del regista e di Di Caprio. Intendiamoci: ritmo ansiogeno, grande dispendio di mezzi tecnici, (anche grazie ai cento milioni di dollari di costo): c'è pure l'inquadratura detta in gergo "a filo di piombo" sulla bella Margot Robbie: insomma, un film che si guarda senza noia, un buon intrattenimento. Lo salvo, semmai, come parodia camp perché alcune scene sono divertenti e ben realizzate. Ma prendendolo, diciamo così, sul serio non mi convince. Il problema - come spesso accade - ritengo che sia in primis nello script vincolato al libro autobiografico di Jordan Belfort, il vero lupo di Wall Street, da cui è tratto; (Belfort appare in carne ed ossa nel finale del film: è il presentatore). Come diceva Sir Alfred Joseph Hitchcock, a parziale giustificazione di un suo film che non amava troppo, The Wrong Man (1956), le storie vere spesso non funzionano al cinema anche perché si devono lasciare errori drammaturgici per rispettare i fatti realmente accaduti. Nel caso del film di Scorsese, il problema non è tanto il non funzionamento, inteso come primo impatto sul pubblico e, dunque, come "successo" commerciale, ma il significato profondo del film ( e il valore artistico): è un film che non lascia fiori sull'anima, né illuminazioni o visioni di verità e che non vai a rivedere una seconda volta. La fretta di queste brevi annotazioni mi impedisce di profondarmi in un discorso più puntuale e preciso: preferisco ricordare i films di Martin che amo, da Taxi Driver a Raging Bull, da Casinò a The Departed ... 
Ho visto poi le due parti, in versione originale, di Nymphomaniac di Lars von Trier: varie spanne sopra il film di Scorsese come valore artistico ... Eppure, anche in questo caso, non sono molto convinto che il lavoro sia pienamente riuscito come il quasi capolavoro Melancholia, pur con le finezze e soluzioni di genio disseminate sopratutto nella prima parte. Non mi convince, ad esempio, l'uso di due attrici completamente differenti per lo stesso ruolo, con la giustificazione diegetica della distanza temporale peraltro non troppo estesa. No! Pare di assistere a due vicende parallele! ... L'uso di due attrici (specie se diversissime) per lo stesso ruolo non mi pareva riuscito neppure in Quell'oscuro oggetto del desiderio di Buñuel; però, in quel caso, la scelta si inseriva nel surrealismo del grande spagnolo e si passava sopra per il valore alto di un ottimo film. Credo che Lars avrebbe fatto meglio a concentrare la vicenda in un' unica parte più breve e a  chiarire a sé stesso il significato profondo della sua idea e il disegno dei personaggi, oltre il mostrare i reiterati accoppiamenti della sua protagonista (sdoppiata) e titillare gli istinti voyeuristici degli spettatori; freddandoli poi con un finale killer che getta una luce nera e sinistra su tutta la storia (fatto positivo): ma una storia un po' zoppicante e freddamente cerebrale, dove i conflitti sono chiari ma i desideri dei personaggi nebulosi ... Non si empatizza troppo: si partecipa, semmai, intellettualmente come quando guardi i documentari ... Donde la domanda: ma se Lars avesse fatto un documentario sulla ninfomania (o su una ninfomane) sarebbe stato forse più credibile? 
Per concludere, il film che ritengo più riuscito (tra i tre): Jeune et Jolie di François Ozon. Qualcuno - in modo superficiale ed errato - lo ha accostato a Belle de jour di Luis Buñuel ma non c'entra nulla se si ragioni in modi differenti da certa logica binaria. Semmai, lo accosterei a I dolci inganni (1960), bel film leopardiano del nostro Lattuada. Ecco: si dica quel che si vuole, ma il film di Ozon è una riuscita interrogazione - senza moralismi - sul mistero dell'adolescenza e sulla ricerca di senso e identità, con una protagonista brava e straordinariamente bella che è il valore aggiunto ... Statemi bene!

Andrea Margiotta


Commenti

andrea margiotta ha detto…
P.S. Quando ho scritto queste brevi impressioni, sapevo che il film di Scorsese aveva incassato parecchio (quasi 400 milioni di dollari sui 100 di costo) ... Questo conferma che si tratta di buon intrattenimento, come ho scritto ... Non conferma invece che sia un'opera d'arte o un gran film (come altri del Maestro) ... Quello del lupo è un film furbo come una volpe, costruito per creare una totale identificazione tra lo spettatore e il protagonista: altro che critica dei comportamenti orribili dello stesso! è lo specchio della mentalità corrente: il denaro divenuto Dio o, meglio, il suo idolo, il biblico vitello d'oro ... La gran massa degli spettatori deve aver pensato: il personaggio di Di Caprio è quello che tutti vorremmo essere e il poliziotto antagonista è solo un rompicoglioni!... Sul tema, ritengo migliore Wall Street di Oliver Stone (il primo, quello fine anni ottanta ...) ... Purtroppo dal 1987, anno del film di Stone, al film di Scorsese del 2013/2014, non è cambiato troppo nel mondo della finanza; non c'è stata la frattura tra la mentalità anni settanta e quella che si affacciò agli albori degli ottanta ... Dal 1980 ad oggi sono passati ben 34 anni e la "filosofia" è sempre quella ... Sui danni all'umano, rimando agli scritti di due poeti profeti: Pasolini e Pound ...

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