La poesia è fottuta come una baldracca dagli editori che non la vogliono amare. Una possibile risposta ad Atelier.


Un tipo un giorno decise di fondare una squadra di calcio: il Borgomanero Atelier. Radunò 11 giovani più qualche riserva.
La squadra ben presto si rivelò molto forte: vinceva quasi tutte le partite in serie C2.
La notizia corse fino ad arrivare alle orecchie di un talent scout della Juventus, il quale decise di fare un giretto a Borgomanero: vide gli undici leoni giocare e fare a pezzi un’altra squadra…Ne fu molto impressionato e pensò che almeno due di loro, i due più bravi, dovessero passare alla Juve. Una settimana dopo si presentò un dirigente dell’Inter: vide un’altra partita e, ugualmente impressionato, decise di prendere altri due giocatori.
Dopo una settimana, si presentò il vice-allenatore del Milan e, vista un’altra partita ancora, ne opzionò altri due.
Pian piano, tutti i giocatori del Borgomanero, finirono in grossi clubs, comprese le riserve!

Questo accade perché nel calcio si ha interesse a cercare i buoni giocatori…
Loro fanno vincere la squadra e, se la squadra vince, anche il presidente incassa di più e tutti sono felici e contenti.
Ma possiamo dire che nell’editoria italiana avvenga questo?
No di sicuro…
Prendiamo gli editori più grossi: Mondadori, Rizzoli, Garzanti, Feltrinelli, Gruppo Longanesi, Einaudi e Bompiani, i magnifici sette…
Basterebbe che ciascuno pubblicasse – a parte i soliti noti - in un anno 10 poeti, specie tra i nati nel ’60 e il ’70. In un anno avremmo dunque 70 poeti pubblicati in case editrici, ben distribuite e prestigiose.
Ovviamente ciascuno dei 70 avrà più o meno fortuna: chi piacerà di più al pubblico, chi alla critica, chi a nessuno, chi a tutti. L’editore, dal canto suo, ha solo il dovere di pubblicizzare un po’ il suo prodotto (per questo rimando alle interessanti considerazioni del commento di Fabiano Alborghetti al mio post precedente).
Però almeno 70 avrebbero avuto la loro vetrinetta e il loro spazio.
L’anno dopo se ne ripubblicheranno 70 o, se l’operazione avesse dovuto portare troppe emorragie finanziarie, qualcosina in meno.
Basterebbe solo aprire le frontiere, come era una volta prima della drastica chiusura o limitazione delle collane di poesia “che contano”.
Se sopravvissero un tempo, gli editori sopravvivranno ancora…
Magari risparmiando sugli sprechi inutili…
In fondo c’è sempre qualche comico o scrittore di best seller che può rimpinguare le casse, no?
Perché questo non si fa?
Ritornando alla metafora calcistica di prima, il motivo è: perché i poeti NON SONO VISTI COME BUONI GIOCATORI.
La squadra con loro non vince (se la vittoria però venga intesa solo in termini economici).
Secondo gli editori (secondo chi realmente dirige la politica delle case editrici) la poesia non vende, dunque va fortemente limitata.
I pochi rarissimi poeti nuovi che riescono a entrare – a parte sempre gli storicizzati italiani o stranieri - sono direttori di riviste (Rondoni, Merlin) che ovviamente portano in dote non solo i loro testi ma anche i loro abbonati-lettori, e poi figli di papà, figli di buona donna, donnine sponsorizzate da qualcuno che se le tromba, prosatori noti che pubblicano le poesie per la mamma, comici presentatori rigorosamente di sinistra (Gene Gnocchi, tra i vari scritti tutti pubblicati in sedi importanti, ha pure un libro di versi nei coralli di Einaudi…), amici degli amici, e forse finalmente pure qualcuno bravo, dopo anni di carriera…
Insomma la poesia nella grande editoria è un po’ una farsa; è la sinopia di un affresco… Però i pochi fortunati che riescono ad entrarci godono ancora di tutti i privilegi e di tutti i comfort per il poeta laureato…
Poi, ovviamente, una volta che c’è la vetrina devono mostrare i loro prodotti…
Se qualcuno è pure molto bravo, come Rondoni, i risultati e i consensi arrivano… Per altri c’è lo spettro di ritornare in C…
Però c’è sempre la possibilità di finire in un’antologia mondadoriana dove si considerano solo i poeti che hanno pubblicato in sedi importanti con editori a diffusione nazionale (come dicono)…
Insomma si può anche vivere un po’ di rendita…

Il problema è più grande e complesso della semplice buona o cattiva volontà dei direttori editoriali. Il problema è, oserei dire, biblico… Bisognerebbe ritornare a quell’episodio del LiBRO SACRO quando gli uomini si misero ad adorare il vitello d’oro…
Tutto questo è semplicemente penoso, una storia da operetta…
In fondo l’Italia è il paese del melodramma…
IO VOGLIO UNA SERIETà DA PAESE EUROPEO!
Voglio una serietà tedesca…Uno Spirito tedesco…
O se preferite, da paese islamico, perché in genere in quella cultura hanno più rispetto per la poesia…
Sarà forse che loro credono ancora in Dio (benché lo chiamino col nome arabo, dunque c’è il rispetto per la Parola da cui derivano le altre parole…) mentre da noi ormai si crede solo al dio Mercato, non possedendo nemmeno il retroterra culturale-mentale individualistico degli USA dove esiste almeno la libertà di veder coronato il proprio sogno? (nel senso che è un paese che ti offre molte opportunità - poi però se ti va male son cazzi tuoi…)…
Merlin, il tuo discorso è fumoso, confuso, astruso, impreciso e fazioso: ti arrampichi sugli specchi…Si vede che sei sdoppiato tra la passione rivoluzionaria e anarchica e il neo status-symbol di poeta da biancaneve einaudi…
Io ti ripeto per la centesima volta: non sei tu il bersaglio…E non mi interessa neppure fare un’esegesi al tuo libro né una disamina critico-filologica. Sono un poeta che può scrivere di critica letteraria, se vuole, se gli va… Non sono un critico che deve motivare le sue passioni o le sue scelte…Ho molto fiuto e intuito per le cose buone…Il che non vuol dire che il mio giudizio sia estendibile alla massa, per fortuna…
Una spia psicolinguistica però dovrebbe allarmarti: quando dici che ti viene il formicolio alla mia frase: “la poesia è un bisogno antropologico primario"; certo c’è il mangiare il bere e altro…
Ma se tu non senti questo primato, quest' urgenza, dovresti chiederti se sei un poeta o un critico o uno studente un po’ secchione che ha deciso di riversare in versi ciò che ha studiato…

Ho solo appreso della tua pubblicazione...So che tu finora avevi pubblicato uno smilzo libretto da Atelier e improvvisamente ti ritrovi da Einaudi: so che ci sono poeti non inferiori a te(Malavasi, Davoli, Lauretano, Cappello ecc. ecc.) nati dieci anni prima di te, circa, che non sono ancora mai arrivati al grande editore, pur avendo varie raccolte alle spalle…Ti pare sensato tutto questo? Non ti senti un parvenu della poesia?
Ma ripeto: questo, semmai, attiene alle tue questioni personali, non ci riguarda…Ti sei mosso bene e hai raggiunto l’obiettivo…
Ma come mai non hai scelto di fare il ragno da Aragno? O di replicare in Parsifal-Atelier se credi, come dici, nella forza solo dei testi?
E non voglio nemmeno passare, come cerchi di incatenarmi, per un qualunquista che spari a zero dicendo: “è tutta una mafia”, benché sia risaputo, e non scopro nulla di nuovo, che esistano delle congreghe e conventicole chiusissime di intellettuali terribilmente snob (soprattutto e paradossalmente se di sinistra), gli stessi che poi scrivono su Repubblica o sull’Espresso…A Roma li chiamano puzzoni di una certa sinistra...Ma non è colpa della sinistra, la chiusura è chiusura e basta in tutti i posti dove si teme di perdere i propri privilegi. E questo in tutte le manifestazioni artistiche, dal cinema alla poesia…Non mi interessa parlare di questi, chiamiamoli circolini culturali o compagniucci di parrochietta…
Io voglio semplicemente quello che dico nel post: le case editrici grandi o medie devono entrare in un ordine di pensiero più etico che economico. Le ragioni dell’economia devono essere, non dico subordinate, ma almeno sullo stesso piano delle ragioni dell’etica e della responsabilità, del valore e della qualità…
Sogno solo che si pubblichi molta più poesia giovane nelle grandi editrici cercando di far uscire le cose migliori: non solo le solite antologie generazionali-sociologiche-aziendali.
A selezionare ci penserà poi il pubblico e la critica (se ne esiste una…)
Capisci che gli editori furbi di cui parli tu, quelli che fanno pagare un servizio che poi non promettono, campano proprio sulla chiusura pregiudiziale dell’editoria di più antico blasone.
Io sogno che, uno sconosciuto poeta, non debba sentirsi un assassino, un criminale telefonando magari in Einaudi. Voglio che venga preso sul serio anche senza mediazione del poeta più noto amico o del deputato o di chi ti pare.
Ti sembra un’ utopia?
Sui famosi valori oggettivi chiarisco che ovviamente esistono in natura: noi possiamo approssimarci solo se abbiamo amore alla verità delle cose (ovviamente con molti umanissimi dubbi…). Il metodo è imposto dall’oggetto e non stabilito arbitrariamente dal soggetto. Questa è la base filosofica del realismo.

Nel relativismo o nello scetticismo a oltranza tutto si perde nell’indifferenziato. Per me Caravaggio resta un grande genio della pittura, oggettivamente, mentre le famose opere “merda d’artista” di Piero Manzoni (che era proprio la sua messa in scatola e qualcuno ha pure avuto il coraggio di comprarla per svariati milioni…) o le schifezze di Cattelan (uno degli artisti italiani più pagati e conosciuti del mondo) sono tali solo perché lo hanno deciso soggettivamente alcuni critici: per me sono solo provocazioni…Non esistono come opere…
Intendo questo…
Mi sa che tra me e te c’è un problema ermeneutico, non so se reale o voluto (nel senso che fai finta di non capire…).
Non starai mica facendo come Azzeccagarbugli che cerca di confondere Renzo con il suo latinorum?

Andrea Margiotta
PS Al tuo: io è un pretesto contrappongo il mio rimbaudiano Io è un Altro...
La poesia scongiura il vuoto nel senso che già lo scrivere o il leggere poesia è un'affermazione di esistenza contro il nulla e quindi contro il vuoto...E una ricerca di senso e significato...

Commenti

  1. Attenzione: anche io ho una rivista e dirigo una collana con quattro sezioni. Sono la felice eccezione che fa la regola. Con - in più - una certa idiosincrasia per il jet-set letterario (non sono un estimatore di Mina da 32 anni per un caso!): della serie che sono lieto per chi conclude la scalata a rischio d'infarto con l'obiettivo raggiunto, e più lieto per me che me ne resto a casa a giocarmi un tresette con gli amici di una vita. Tutto questo, poi, per passare alla storia: come ho scritto un po' di tempo fa commentando un passo delle visioni di Suor Faustina Kowalska, se la storia è ai suoi sgoccioli pensa che fregatura!... Concludo con un salmo: "Colmali dei tuoi beni, Signore, se ne sazino i loro figli e ne avanzi per i loro bambini, che io al risveglio mi sazierò del Tuo volto!".

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  2. Filo, sapessi quanto mi piacerebbe quel tresette con gli amici (io avevo il poker...) e magari con la innamorata nei paraggi...o ai fornelli (molto meglio...), una casetta in pietre e legno e dei bambini.
    Ma nell'editoria accadono cose strane sotto il sole (e ancora di più al buio della notte senza luna...)

    and.

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