D’Annunzio e le droghe e altri casi di ipocrisia…












Non ci avevano mai detto al liceo (ma neppure all’Università) che Gabriele D’Annunzio fu un discreto cocainomane, nella seconda parte della sua vita… Nel suo vivere inimitabile, oltre alla ricerca delle emozioni più intense e del lusso più sofisticato – anche quando non se lo poteva permettere, come in gioventù – pensò bene di ricorrere all’uso di droghe e non solo la cocaina, che era già abbastanza diffusa, ma anche ad altre più rare e ricercate, almeno da quanto ci fa sapere annotando sul suo diario – molto prima di Jim Morrison – una droga “sciamanico-indiana” come il peyote… Satanasso di un D’Annunzio! Non ci avevano mai detto – nei programmi scolastici impregnati di idealismo gentiliano e di conformismo borghese - che Gabriele andava anche con due donne contemporaneamente, specie nel suo periodo parigino, ed era il massimo per lui, attraverso strane acrobazie, fare anche la femmina in un rapporto a tre in cui una delle due donne era una nota lesbica parigina… Egli aveva persino un nome d’arte…
Ma non ci furono solo le droghe e il sesso sfrenato a dargli quel surplus di vita e d’ebbrezza: c’erano quelle che lui chiamava le gesta…
Durante la prima Guerra Mondiale, D’Annunzio, che da sempre aveva sentito il fascino dei velivoli aerei, potè volare e compiere alcune imprese come il volo su Vienna con lancio di volantini sulla città nemica...
Qualche denigratore del Vate, le considera cose inutili ma io penso che D’Annunzio, in un’epoca in cui non c’era certo l’odierno bombardamento mediatico, avesse capito l’importanza e la risonanza delle sue imprese a livello propagandistico, e per la sua gloria e per quella dell’Italia…
Io credo però, che l’impresa più memorabile del Poeta sia stata la marcia alla testa dei suoi fedeli legionari e la presa di Fiume che la viscida diplomazia internazionale aveva negato all’Italia, nonostante la vittoria in guerra… Così Fiume divenne la città dell’Utopia e dell’Immaginazione, altro che Hippies e ’68: si poteva praticare l’amore libero e il nudismo, tanto che si ritrovarono lì, in quel periodo, i personaggi più strambi e anticonformisti del tempo, soprattutto giovani (D’Annunzio era forse il più vecchio…) … Personaggi come Guido Keller, un pilota d’aerei di nobile famiglia belga, il quale fondò a Fiume il gruppo Yoga – con tendenze esoteriche e naturistiche – che aveva come simbolo la svastica (allora solo un simbolo mitico: rappresentava il carro del sole, come era stato nell’antichità per molti popoli) e la rosa a cinque petali…
Guido Keller si faceva spesso fotografare nudo, sopra un albero dove dormiva e, da vero snob, pare che avesse un servizio da tè sul velivolo… Egli era il solo che potesse dare del tu al comandante D’Annunzio, al quale forse lo legava la comune sfrenatezza e sregolatezza… E, come D’Annunzio, anche Keller pensò bene di compiere qualche spacconata ironica ma di valore simbolico, come quella di volare sopra Montecitorio e lanciare un pitale…
Ma la “vacanza” di Fiume non durò a lungo e ben presto D’Annunzio e i legionari dovettero abbandonare la città sotto la pressione del governo italiano che aveva spedito la marina militare per liberarsi di quei "buontemponi"… Così D’Annunzio iniziò il suo ritiro dorato al Vittoriale mentre cominciava a far sentire sempre più la sua voce il giovane romagnolo Benito Mussolini, che il Vate prendeva un po’ alla leggera considerandolo solo un rozzo maestrino elementare che non avrebbe mai avuto il seguito degli italiani… In ciò D'Annunzio commise un grande errore: sottovalutò Mussolini (che invece non sottovalutava D’Annunzio, anzi, un po’ lo temeva e lo imitava) …
Peccato perché Gabriele D’Annunzio, che all’epoca era il letterato più famoso d’Europa, era forse l’unico che avrebbe potuto contrastare – con un movimento antagonista – l’ascesa inesorabile del futuro Duce…
A questo proposito, fu emblematico uno strano e misterioso episodio: in un periodo di forti tensioni, di scontri e di scioperi (alimentati anche dai rossi italiani, che non erano certo pochi) ci doveva essere un incontro a tre per decidere le sorti italiane: Nitti, Mussolini e Gabriele D’Annunzio…
Ma cosa accadde? Il Vate pescarese fece un volo dalla finestra della sua dimora e restò in uno stato comatoso… Non sono mai state chiarite le circostanze di quell’episodio né lo stesso D’Annunzio fece mai luce: era caduto mentre stava praticando le sue acrobatiche prodezze sessuali, o dopo la lite con qualche amante o era stato buttato giù? Fu un incidente casuale o provocato da qualcuno?
Fatto sta che il famoso incontro a tre non ebbe mai luogo e, qualche tempo dopo, ci fu invece la Marcia su Roma, prodromo dell’ascesa mussoliniana…
Con una lettera, Benito Mussolini invitava il celebre poeta, non a schierarsi apertamente, ma almeno a capire quella nuova gioventù rivoluzionaria che voleva cambiare l’Italia…
Ma D’Annunzio non fu mai un sostenitore del fascismo: si defilò, si ritirò nel suo esilio dorato, coperto d’oro e di denaro, (da Mondadori e dal regime) quel denaro la cui mancanza era stata fonte di tanti problemi e fughe dai creditori in gioventù…
La zona prossima al Vittoriale, residenza del "Principe" pescarese in (voluto o forzato?) esilio, negli anni del fascismo, fu un covo di spie: c’era addirittura un questore incaricato di spiare e di riferire i movimenti di D’Annunzio: come ho già detto, Mussolini non commise mai l’errore di sottovalutarlo e temeva il seguito di folla e di fedelissimi ma anche le importantissime relazioni internazionali del Poeta…
D’altra parte, Mussolini non avrebbe potuto farlo fuori senza averne più danni che vantaggi, o forse nemmeno lo voleva perché, sotto sotto, lo ammirava…
Dunque questa situazione durò fino al giorno della morte del Poeta, che fu onorata con solenni funerali dal Regime…
Prima però, ci fu ancora un importante incontro in cui D’Annunzio aveva vivamente consigliato Mussolini di non allearsi con la Germania (e, in questo secondo caso, il pescarese ci aveva visto bene ma, probabilmente, l’ardito romagnolo in quel momento aveva considerato le parole del Vate come quelle di un vecchio glorioso trombone ormai alla fine dei suoi giorni e incapace di comprendere il nuovo che avanzava…)…

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Un’altra vita straordinaria e inimitabile, che l’ipocrisia della maggioranza silenziosa adombrò, fu quella della regista tedesca Leni Riefenstahl, nata a Berlino nel 1902 e morta in Germania nel 2003…
Pare che finalmente, dopo sette anni di indecisioni, stia per cominciare la realizzazione del film biopic in cui la grande regista tedesca sarà interpretata da Jodi Foster...
La Riefenstahl, dopo una prima giovinezza come danzatrice di successo, un giorno si trovava in una stazione per aspettare un treno: e in un attimo, rimase folgorata da un manifesto cinematografico su un film di montagna. Il treno arrivò, ma lei non lo prese: si stava recando al cinema per vedere il film suddetto… E ne rimase talmente colpita, per il carattere innovativo – si trattava di un genere originale e mai visto, diciamo così, il genere alpino d’autore - da mettersi subito in movimento per contattare – non il regista Fanck come dicono certe sue biografie – ma l’attore, il protagonista che si trovava in vacanza sulle Alpi…
La Riefenstahl lo raggiunse nel posto di vacanza, gli portò alcune foto e gli disse che avrebbe voluto assolutamente interpretare uno di quei film di montagna… Così l’attore mandò le foto al regista Fanck scrivendo in una lettera, più o meno, queste parole: “Ho conosciuto una, un po’ matta, che vorrebbe interpretare un film alpino, ti mando le foto di lei”…
E Fanck rispose, più o meno con queste parole :“Il matto sei tu: questa ragazza diventerà una grande star tedesca”… Fatto sta che, proprio Fanck in persona si presentò in ospedale – dove Leni Riefenstahl era convalescente per un infortunio al ginocchio – con il copione pronto per lei…
Così ella fu, nel 1926, la protagonista del film Der Heilige Berg («La montagna sacra») e, in breve, partecipando a numerosi film dello stesso regista, diventò la star indiscussa di quel genere allora molto popolare, impersonando il ruolo di una donna atletica e piena di energia (che era poi la sua reale natura di donna indomita e sprezzante del pericolo, del tipo: scalare le cime o farsi travolgere, senza trucchi cinematografici, da una valanga di neve…).
Nel 1932, in un’epoca in cui dietro la macchina da presa c’erano sempre e solo uomini, Leni diresse e interpretò come protagonista il film Das blaue Licht (La luce blu) distribuito in Italia con il titolo La bella maledetta…
Apriti cielo! Il film fu visto da Adolf Hitler che rimase folgorato dall’artista (che all’epoca era pure bella), dalla danza di lei e dalle qualità del film, tanto da chiamarla in seguito per collaborare…
Anche la Riefenstahl era rimasta molto colpita, dopo essere andata ad ascoltare un discorso di Hitler su suggerimento di un amico intellettuale ebreo, dalla potenza emotiva dell’oratoria di Baffetto… Apriamo una parentesi: nel 1932 non c’è da scandalizzarsi troppo se una giovane donna, bella ed energica, viva ed emotivamente intensa, possa essere rimasta impressionata dai discorsi di un uomo che, all’epoca, quasi tutta la Germania vedeva come un faro di luminosa speranza… Troppo facile condannare, a posteriori, dopo aver conosciuto i crimini inumani di quel pazzo e sadico individuo…
In breve, Leni Riefenstahl incontrò Hitler in forma privata – e rimase colpita dalla differenza tra l’oratore trascinante, in pubblico, e l’uomo assolutamente normale, comune, modesto e perfino simpatico benché dotato di una strana e sinistra luce diabolica e ipnotica, nel privato…
Le venne chiesto di girare un cortometraggio celebrativo, in occasione del congresso del partito che si sarebbe tenuto a Norimberga nel settembre 1933 per celebrare l'ascesa al potere dei nazisti (Machtergreifung). Il film realizzato, dal titolo Der Sieg des Glaubens («La vittoria della fede»), fu reputato un capolavoro da Hitler (ma, in realtà, era un film frettoloso e dilettantesco, per questo sempre un po’ misconosciuto dalla stessa regista, maniaca invece della perfezione…) che però fu obbligato a ritirarlo dalle sale in conseguenza della «Notte dei lunghi coltelli». Tra il 29 ed il 30 giugno 1934 Hitler, nel corso dell'iniziale lotta per il potere, purgò i vertici del partito nazista eliminando i dirigenti delle riottose Sturmabteilung (SA) guidate da Ernst Röhm, che morì nel corso dell'operazione. Il girato di Der Sieg des Glaubens conteneva molte scene di Röhm ed altri dirigenti delle SA, allora osannati dalle folle e divenuti poi "innominabili"; per questo Hitler ordinò il ritiro e la distruzione di tutte le copie presenti sul mercato. Addolorato per la giovane regista, Hitler le propose di girare un film in occasione del successivo raduno del settembre 1934.
Triumph des Willens («Il trionfo della volontà»), girato in questa occasione, diverrà uno dei classici dei film di propaganda per la capacità di glorificare la figura del Führer, nuovo messia del popolo tedesco. La sapiente regia della Riefenstahl riuscì a trasmettere agli spettatori un senso di potenza, ordine e rinascita attraverso inquadrature panoramiche di sterminate masse d'uomini marcianti in formazioni rigidamente inquadrate, musica wagneriana travolgente e scenografie imponenti realizzate per il congresso dall'architetto Albert Speer, destinato a diventare negli anni successivi uno dei più importanti leader nazisti. A completare l'opera e per intervallare l'incalzare delle immagini, la Riefenstahl inserì estratti dei discorsi tenuti dai capi del partito in occasione del raduno.
Vedendo il film in originale, ho apprezzato alcuni momenti come quando una foce FC chiedeva ai soldati il luogo di provenienza (ripetendo und du - e tu...) ed essi pronunciavano il nome: uno diceva di venire dalla Foresta Nera e mi ha ricordato il grande scrittore ed eroe della Prima Guerra Mondiale Jünger (che non amava Hitler e i nazisti, anche se, come al solito, fu accusato di connivenze dai "poliziotti" del dopoguerra) ...
Lodato da Hitler come, parole di lui, «incomparabile glorificazione della potenza e della bellezza del nostro Movimento [nazionalsocialista]», il film venne però criticato dai generali della Wehrmacht che affermarono di essere stati esclusi dalle riprese: in effetti il film contiene solo un breve spezzone relativo alle manovre dell'esercito. Hitler, desideroso di smorzare le polemiche dell'esercito, propose allora alla Riefenstahl di montare alcune scene aggiuntive che avrebbero dovuto mostrare la potenza del "nuovo" esercito tedesco. La Riefenstahl rifiutò il consiglio di Hitler e tornò l'anno successivo a Norimberga per girare un cortometraggio interamente dedicato alle forze armate che prese il titolo di Tag der Freiheit - Unsere Wehrmacht («I giorni della libertà - Il nostro esercito», dove il termine «libertà» si riferiva al ripudio del trattato di Versailles e alla reintroduzione della coscrizione obbligatoria in Germania).
Nel 1936 la Riefenstahl venne contattata da Hitler e dal Partito per realizzare un film celebrativo in occasione delle Olimpiadi di Berlino. Timorosa di eventuali interferenze creative da parte, soprattutto, del potente ministro della Propaganda Joseph Goebbels (il quale l’aveva un po’ con lei perché, in precedenza, lo aveva respinto come corteggiatore…) ella chiese e ottenne di poter produrre direttamente il film - a differenza di quanto era avvenuto con i precedenti film girati a Norimberga e prodotti direttamente dallo NSDAP.
Il risultato finale fu quello che è considerato il capolavoro della regista: Olympia. In Olympia vengono ripresi i temi cari alla Riefenstahl, grandi masse d'uomini, esaltazione della bellezza virile dello sportivo, musica travolgente. Nonostante l'argomento principale riguardi la storia e lo svolgimento delle Olimpiadi, dopo la caduta del nazismo non mancarono critiche al film; in molti affermarono che in realtà esso rappresentava una forma di propaganda in favore del regime hitleriano, che peraltro sfruttò l'intero evento olimpico come cassa di risonanza per mostrare al mondo gli aspetti più benevoli (durante il periodo vennero proibite le persecuzioni antisemite) della "nuova" Germania.
Nonostante le posteriori critiche, la libertà creativa che la Riefenstahl pretese le permise di dedicare all'afro-americano Jesse Owens, atleta più rappresentativo delle Olimpiadi del 1936, una cospicua parte del girato nonostante i richiami di Goebbels che avrebbe voluto celebrare i trionfi ariani e non certo un atleta nero.
Questo basterebbe a far capire come Leni Riefenstahl non fosse assolutamente razzista: era un’artista, grandissima in quanto a tecnica cinematografica e a sensibilità, che si era trovata a contatto con un certo tipo di loschi individui – che avevano allora il potere – e le avevano chiesto di girare dei films… In seguito – quando le vennero mostrati dagli Alleati i documenti filmici dei massacri nazisti – che lei ha sempre detto che fossero stati tenuti nascosti alla gente e a lei stessa – ebbe ovviamente una forte scossa emotiva…
Non ci è dato sapere quanto effettivamente sia stata vicina a quella masnada di criminali, la grande regista… Io penso che la sua sia stata solo una collaborazione di tipo artistico: e che grande artista!
Il film Olympia ha una potenza mitica e una forza delle immagini che ancora oggi lascia meravigliati pari forse soltanto a certi film di Ejzenštejn – come la bellissima versione di Que viva Mexico!, quella più filologicamente corretta degli anni ’70 a cura dello stesso aiuto-regista del Maestro...
Dunque è questo il problema: proprio perché i due film principali della Riefenstahl erano così alti da un punto di vista estetico-artistico, esaltavano giocoforza un’etica umanamente aberrante, quella nazista… Questo i tedeschi, dal dopoguerra in poi affetti da un conseguente Mea culpa e sempre più progressivamente attratti dalla cultura nordamericana – non gliel’ hanno perdonato… Questo non gliel’ha perdonato (ed è già più comprensibile benché comunque ingiusto) neppure l’intellettualità e la potenza economica ebraico-americana…
Dunque, dopo questi due film, il destino della Riefenstahl cominciò ad essere un uccello sempre più spiumato e con difficoltà nel volo…
Allo scoppio del secondo confitto mondiale nel settembre 1939 la Riefenstahl stava lavorando al progetto del film Penthesilea, un film tragico, basato sull'opera del drammaturgo Heinrich von Kleist. Il conflitto portò però all'accantonamento del progetto che prevedeva scene girate in paesi ormai in guerra con la Germania. Nel settembre 1939 ella si trasferì in Polonia al seguito per documentare la vittoriosa avanzata tedesca ma tornò presto dal fronte, disgustata dalle atrocità commesse dall'esercito tedesco sul suolo polacco.
A partire dall'inizio del 1940, la Riefenstahl si dedicò alla produzione di Tiefland («Bassopiano»), un film che aveva in mente già da diversi anni ma che venne completato solamente nel 1954.
Nel 1940 inizia le riprese di "Bassopiano" che dovrà abbandonare a causa della guerra e potrà riprendere solo nei primi anni cinquanta dopo che, alla fine della guerra mondiale, verrà chiamata a rispondere delle sue attività filonaziste. Nel 2002 esce il suo ultimo film, un documentario di riprese sottomarine: "Meraviglie sott'acqua". Nell'autunno 2003 muore nella sua casa di Pöcking (Baviera) all'età di 101 anni.
Ma pur essendo stata emarginata, come regista, dal dopoguerra in poi, anch’ella come una principessa in esilio e prigioniera del suo passato, l’incredibile energia contagiosa di questa donna non ne fece una reclusa lamentosa e aspra, ma, anzi, ne esaltò gli spiriti vitali in direzioni altre ed inconsuete… Ed eccola, negli anni ’60, sulle copertine di mezzo mondo, per il suo straordinario servizio fotografico sulle tribù africane dei Nuba (con i quali convisse per lunghi mesi, colpita dalla grande felicità che la cosa le dava); ed eccola, in anni più recenti, subacquea di novant’anni a fare pericolose immersioni per bellissimi documentari sottomarini insieme al baby marito che poteva esserle nipote…
E nonostante codesta forzata e ingiusta emarginazione – l’emarginazione di una delle più grandi registe del mondo – ci fu chi, come Susan Sontag non mancò di dire un' assurdità condita da ideologia riguardo alle foto dei Nuba africani – criticandole come fasciste e celebrative del culto della forza e della virilità…
In anni più recenti la Riefenstahl disse giustamente :“ Come poteva, una donna intelligente come la Sontag, dire una cosa così stupida? Io i Nuba li ho fotografati così come li ho visti… Se molti di loro sono belli e armoniosi nel corpo, è forse colpa mia?”…


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Una nota polemica per concludere…

Un uomo di 94 anni Erich Priebke: il 12 giugno 2007 il giudice militare gli concede il permesso per uscire di casa e recarsi al lavoro.
Il 18 giugno 2007 (Dio che puntualità, che solerzia…) alcuni dimostranti della Comunità Ebraica hanno protestato davanti all'abitazione in cui risiede Priebke agli arresti domiciliari e in via Panisperna, davanti allo studio dell'avvocato Paolo Giachini denominato "Associazione Uomo e Libertà". Lo stesso giorno il giudice dott. Isacco Giorgio Giustiniani revoca il permesso di lavoro precedentemente concesso; alla base del provvedimento il fatto che Priebke abbia omesso di comunicare alle autorità gli orari e le modalità dei suoi spostamenti per recarsi a lavorare nello studio del suo avvocato. Il magistrato dell'ufficio militare di sorveglianza ha quindi disposto, si legge nel provvedimento, che il detenuto "Eric Priebke non possa ulteriormente allontanarsi dal proprio domicilio per recarsi allo studio dell'avvocato Giachini…
La vicenda processuale italiana di Priebke pare il balletto di uno schizofrenico, se non sapessimo che, probabilmente non è così… Nel maggio 1994 il giornalista statunitense Sam Donaldson intervistò Priebke in Argentina per conto dell'emittente ABC (e questo già dimostra come l' ex ufficiale tedesco non cercasse di nascondersi…). Le autorità italiane inoltrarono la richiesta di estradizione a quelle argentine (che strano: nel caso di Priebke fu concessa senza troppe difficoltà, in altri casi non fu così... Forse che Priebke non era protetto da nessuno? Forse che Priebke non doveva essere usato, come altri ex nazisti ben più responsabili, dal controspionaggio)... Estradato in Italia, nel novembre 1995, venne rinchiuso nel carcere militare "Forte Boccea" di Roma. Il governo, guidato allora da Lamberto Dini, chiese ed ottenne il rinvio a giudizio di Priebke per crimini di guerra.
Priebke fu quindi imputato di concorso in violenza con omicidio continuato in danno di cittadini italiani per i fatti accaduti presso le Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944. Il 1 agosto 1996, il Tribunale militare dichiarò di non doversi procedere ...omissis... essendo il reato estinto per intervenuta prescrizione e ordinò l'immediata scarcerazione dell'imputato.
La sentenza non fu mai eseguita anche a causa delle molte critiche ricevute, sia in Italia sia all'estero, dalle comunità ebraiche che si sentivano offesi dall'assoluzione.
La Corte di Cassazione annullò quella sentenza, disponendo così un nuovo processo a carico di Priebke. Egli fu prima condannato a 15 anni, (ma cumulando gli anni di prigionia dopo la guerra e il condono di 10 anni, da scontare solo alcuni mesi); poi, nel marzo 1998, la Corte d'Appello militare lo condannò all'ergastolo, insieme all'altro ex ufficiale delle SS Karl Haas. La sentenza è stata confermata nel novembre dello stesso anno dalla Corte di Cassazione; a causa della sua età avanzata, a Priebke sono stati concessi gli arresti domiciliari.
Fino ad oggi, Priebke - nonostante l’atteggiamento ipocrita di molti, l’ingiustizia nei suoi confronti, non verso il nazista delle SS ma verso l’uomo che vorrebbe una giustizia vera, giusta appunto, verso l’uomo calunniato, cui hanno attribuito (falsamente) torture e mille altre cose - ha mantenuto una grande dignità umana e la speranza e la forza di lottare… Ecco le sue parole in una bella intervista: "Le invenzioni di alcuni falsi testimoni sulle mie responsabilità in atti malvagi, torture e cose del genere sono un male veramente gratuito e quindi per me più doloroso. E’ propria questa cosa che più di ogni altra, ancora oggi mi fa soffrire. La ingiustizia della condanna all’ergastolo, rientra tutto sommato nella logica della vendetta, meccanismo questo che anche se aberrante è comprensibile alla mia mente. Le menzogne diffamanti però manipolano l’immagine della persona snaturandola agli occhi dei suoi simili, dei suoi amici e parenti, sono un’onta insopportabile, un male veramente raffinato contro il quale non mi stancherò mai di lottare. Proprio per questo da tempo ho intentato una serie di cause civile contro i miei diffamatori e a tutt’oggi ho già ottenuto contro giornalisti mistificatori e falsi testimoni ben 8 condanne per diffamazione, altre presto verranno". (da http://www.antonellaricciardi.it/interviste.asp?id=18 )...
Una di queste cause per diffamazione è stata vinta contro lo scrittore cileno Sepùlveda...
E ancora Priebke dice: "Su tutte le sentenze che mi riguardano posso dirle che non si è mai processato l’uomo Priebke, innocente o colpevole che fosse, ma l’ideologia che si voleva a tutti i costi che egli incarnasse. Si è giudicato non secondo i canoni del diritto ma all’unico scopo di inscenare un processo mediatico che avrebbe imposto all’attenzione dell’opinione pubblica il solito pacchetto emozionale, confezionato per suggestionare le masse con la figura di un mostro a uso e consumo dei giochi di potere dei potenti. Il caso Priebke doveva essere l’ennesima occasione per riaffermare e giustificare i principi su cui si fondano le suggestioni politiche e sociali del mondo attuale. Un mondo programmato nella conferenza di Yalta, autolegittimato con i processi farsa di Tokio, Norimberga e gli altri, inscenati via via contro chi non voleva allinearsi alle logiche del nuovo corso. Doveva essere l’ultima occasione per usare il soldato tedesco come simbolo del male, contrapposto a tutto ciò che in termini sempre più categorici viene imposto ai popoli della terra come il bene: il nuovo ordine mondiale, quello globalizzato da un ristretto gruppo di plutocrati cosmopoliti e dai politicanti al loro servizio"... (da http://www.antonellaricciardi.it/interviste.asp?id=18)...
Gli hanno chiesto di pentirsi e lui ha subodorato quello che in realtà volevano: la solita confezione d’emozioni da dare in pasto ai mass-media e da utilizzare per i giochi di potere e di carriera di qualcuno… E ha detto: “come faccio a pentirmi di una cosa che non ho voluto io?”...
Priebke è stato l’esecutore di ordini militari (in guerra…) … Così come molti altri, da sponde opposte…
Priebke fu costretto a uccidere, in guerra, solo due persone… Kappler era il suo superiore...
Quello che mi fa incazzare del caso Kappler - ricordo la sua fuga, da bambino - lasciando stare le questioni giuridiche e processuali su cui non entro nel merito - è stato l'accanimento incredibile con il quale non si è dimostrata un po' di clemenza nemmeno negli ultimi istanti della sua vita, nemmeno dopo la malattia... è l'accanimento forcaiolo che mi dà fastidio...
Come se servisse, sempre e costantemente di fronte all'opinione pubblica, un mostro, o un agnello da sacrificare alla sete di vendetta… (mentre i militari superiori di Kappler erano già graziati e in libertà dagli anni cinquanta, a parte uno stroncato dal cancro) …
Ora c’è Priebke, che prima viene assolto, poi condannato ad una condanna di 15 anni dei quali deve però solo scontare pochi mesi, con accordo delle due parti; e all'improvviso, probabilmente con ordini dall'alto per la riapertura del processo, viene successivamente condannato all’ergastolo; poi gli viene concesso il permesso di uscire per lavoro, ma subito dopo negato, vengono vietate le manifestazioni in sua difesa, gli viene impedito di vedere la moglie, in Argentina…
Per la serie di "stranezze" nelle vicende processuali di Priebke rimando al suo libro autobiografico e al sito della giornalista Ricciardi, di cui sopra...

Ma si devono aggiungere, senza ipocrisia, alcune considerazioni generali...
Qualcuno mi deve spiegare perché furono processati (giustamente) i crimini nazisti ma non i colpevoli per la bomba su Hiroshima o per Dresda rasa al suolo o per decine e decine di altri crimini "di guerra"...
Insomma: qual è il confine tra crimini di guerra e crimini contro l'umanità? A me paiono sempre crimini, tutti, anche i più recenti...
Se non mi si dà una risposta io devo pensare allora che il processo di Norimberga sia stato un coup d'effet per colpire solo i nomi più famosi: e che serviva soprattutto a mostrare i muscoli degli americani agli occhi del mondo; a preparare il nuovo ordine mondiale LIBERAL-GLOBAL dove sarebbe stato lecito tramare e far tremare per gli affari USA: contro Allende, che Nixon chiamava S.O.B (e avete capito benissimo il gentile appellativo in inglese…), contro Castro (che Bob Kennedy voleva far assassinare e perennemente condannato all’embargo), contro qualsiasi disturbatore degli interessi USA…
Cos’erano per gli USA il Centro e il Sud dell’America? Erano il cortile di casa… E l’Africa: un posto da sfruttare nelle ricchezze del sottosuolo…
Tutto dopo sarebbe stato lecito, agli USA, anche inventarsi armi irakene, anche condurre una politica talmente individualistica da dimenticare le esigenze del resto del Mondo…
Ma quanti processi di Norimberga ci dovrebbero essere contro altri crimini nel mondo?
Sia ben chiaro: io non c'entro nulla con certo pregiudiziale anti-americanismo dell'estrema sinistra (e destra)...
Amo gli USA e gli americani, gran bambinoni, sono loro grato per gli aiuti economici dopo la guerra e per la protezione contro i russi bolscevichi, e mi pare davvero ben funzionante il loro sistema democratico, dalla Fondazione in poi; ma non mi persuadono semplicemente tre cose:
1) certi comportamenti arroganti, a cominciare dallo sterminio dei nativi indiani d’America, ma soprattutto dal dopoguerra in poi, (insomma finita l’epoca di quel grande uomo che fu Franklin Delano Roosevelt), della loro politica estera…
2) La matrice protestante-puritana (e il fondo moralistico) della loro cultura, dai Padri pellegrini in avanti…
3) La loro legge sulle CORPORATION e l’arroganza anche anti-ambientale delle stesse…

Se prima c’era stata l’odiosa caccia all’ebreo, dopo la guerra ci fu, ovviamente più ragionevolmente motivata e giusta rispetto alla prima, ma altrettanto odiosa e poliziesca anche per la possibilità di errori, caccia al collaborazionista, da Céline a Furtwängler … E l'emarginazione per molti, anche grandi artisti dopo (vedi il caso della regista, di cui sopra)...
Odiosa perché in questi casi che assomigliano alle vendette dei vincitori, c'è chi la fa franca abiurando o cambiando casacca, per cui a pagare sono solo quelli che non hanno protettori forti o repentini ripensamenti...
Tornando al caso Priebke, io, da quel cristiano pieno di imperfezioni quale sono, non avrei dubbi a concedere la Grazia…
La manifestazione terribile del Male, nell'episodio tragico delle Fosse Ardeatine, aveva un unico mandante: Adolf Hitler... Se Priebke o altri si fossero rifiutati d'eseguire l'ordine, sarebbero stati fucilati... Questo ricordiamolo, per favore...
A me pare che ciò che infastidisce molti sia l'atteggiamento, sempre fiero e dignitoso di Priebke: lo si vorrebbe piagnucolante e implorante un perdono che certo non può venire da uomini...
Ma Priebke è uno degli ultimi soldati tedeschi tutti d'un pezzo e probabilmente la teatralità piagnona di certo pentitismo italiano (o peggio di certo voltagabbanismo), non gli appartengono, non sono nel suo carattere...
E se l'ex soldato tedesco sentirà il bisogno profondo di chiedere perdono, lo farà davanti al buon Dio e non certo davanti alle TV o ai giornalisti per poi essere nuovamente dato in pasto all'opinione pubblica...

Dunque, non capisco a cosa serva tenere un uomo bene in vista nella sua gabbia, al prezzo di un milione di euro all’anno sui contribuenti…
Perché ostinarsi in una specie di vendetta, perché si processa il simbolo e non l’uomo, perché vengono calpestati certi diritti che, prima ancora che scritti nella legge, sono scritti nel cuore dell’uomo? E perché invece c’è anche qualche familiare delle vittime che ha voluto serenamente parlarci e colloquiare e i familiari delle vittime non ebree che ritirarono, a suo tempo, l'accusa riconoscendo la limitata responsabilità di Priebke?…
Il desiderio di vendetta non è mai Giustizia… E non restituisce mai le vite di chi ci è stato caro…
Spesso è Giustizia il Perdono…
Ma c'è sempre uno iato tra la legge scritta sulla carta e quella scritta nel cuore...
Antigone docet…
Questa è la mia domanda agli amici ebrei: a chi e a che cosa serve la vendetta? …


ANDREA MARGIOTTA


Nota: Mi sono avvalso - per alcune parti sulla regista tedesca e su Priebke - di Wikipedia per la comodità dei collegamenti...
Non rispondo di inesatezze o altro per i passi tratti da essa anche nei collegamenti...
Ho corretto e integrato dove ho potuto...
Non sono assolutamente d'accordo sulle prime parti di Wikipedia relative a Priebke - che non ho ripreso - che mi paiono gravate da approssimazione e mancanza di documentazione...






Commenti

Alessandro Ansuini ha detto…
Sapevo qualcosina di D'annunzio, ma queste tue note sono davvero interessanti. bisognerebbe rivalutare il significato della "pioggia nel pineto", a questo punto, eheh.
Anonimo ha detto…
ma come: il giudice che revoca il permesso a Priebke si chiama ISACCO!? ma dai! ma il nostro è veramente il paese di pulcinella...

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