EDITORIA ALLE BAHAMAS, EDITORIA DELLE BANANE …



Speravo di non dover fare un discorso che mi tocca particolarmente visto che io sono la prima “vittima” poetica del nuovo anno che arriva … E non mi è mai piaciuto fare la vittima …
Potevo essere una delle novità poetiche di una Major editoriale, avevo superato tutti i soliti ostacoli , avevo convinto il, da me stimatissimo, curatore, con la sola qualità del mio lavoro, ed ecco, negli ultimi mesi, come regalo di Natale, la notizia che detta Major non aprirà a novità poetiche per parecchi anni, non oserà …
Decisioni strategiche di una casa editrice industriale: tradotto vuol dire: interesse volto in maniera un po’ troppo esagerata al profitto, alle esigenze, pur sacrosante, del fatturato …
Ma un conto è il giusto guadagno nelle attività industriali, (per non parlare di individui eroici come Scheiwiller o il vecchio Bompiani o il buon Sereni o molti altri editori amici e gentiluomini di un tempo…), un altro è la cieca, drogata brama di denaro che in genere porta spesso a dover abbassare la qualità (e questo in tutti i campi, a cominciare dalla tv) o ad andare sul sicuro, sul già collaudato (quando va bene) …
Sarebbe come se la scienza cessasse di sperimentare e si accontentasse dei risultati già ottenuti …
Cultura da museo, da catacomba, da sarcofago, cultura del vecchio, del déjà vu …
Io non dico che una casa editrice industriale debba andare in perdita, ci mancherebbe!
Io non voglio criticare certe realtà del mercato o del capitalismo liberale, che però, se è selvaggio, tanto liberale e liberante non è …
Ma quanti romanzi – pur pubblicati – vendono zero?
In giro si dice che oggi (lo diceva per esempio, in vita, Crovi e tanti altri) i “giovani” poeti sono molto più bravi dei colleghi romanzieri … Però nelle case editrici italiane sussiste il pre-giudizio che la poesia non venda una mazza …
Ma ripeto: chi dice che il mio libro (o quello di 50 altri autori miei pari) non avrebbe potuto vendere più copie di qualche romanziere (pubblicato) dalle vendite non proprio esaltanti? …
Nel mio caso, sono arci-sicuro che avrebbe fatto anche vendite discrete …
Dunque, io credo che il discorso esuli da un fatto solo tecnico-matematico di vendite e approdi a una questione culturale, che ha vari nomi possibili: imbarbarimento, involgarimento, cinismo, odio verso i poeti e verso la poesia da parte dei manager o di chi comanda davvero nelle Major editrici
(e da parte di tanti altri capoccia nei Mass-media, giornali o tv) …
Già me lo vedo il manager che ha “sgobbato” su libri del tipo: “Come convincere gli altri a fare quel che volete voi” o similia, e che ha letto al massimo i versi ineffabili dei baci perugina, dare disposizioni e decidere il destino degli altri …
Diciamo che questi manager, che approntano le strategie in editrici a carattere industriale, non sono stati educati ad amare la poesia, la vedono col fumo negli occhi, come una terribile nemica del profitto …
Eppure, pensate che differenza di obiettivi: io che volevo solo pubblicare il mio bel libro di poesia; i padroni delle major che vogliono invece qualche villa, viaggio, barca, ristorante o auto extra lusso in più …
Ci sarebbe davvero da mettere il ditino nella piaga dell’attuale filosofia aziendale, dai colpi bassi o dal cinismo dei capi del personale alle discutibili strategie manageriali …
Per arrivare a tutti i messaggi inutili, pieni di promesse di convenienza che mi manda il mio gestore di telefonino e che io cancello subito …
La funzione principale dei consigli di amministrazione (pagati) è oggi quella di riunirsi per studiare il modo più raffinato di metterlo in culo alla gente, di spremerla … (certo, non tutti i consigli, ovviamente...) ... Ma per qual motivo deve essere così? Da dove nasce codesto cinismo?
In generale, non c’è rispetto per la PERSONA, per L’UOMO, singolo, io, tu …
Si ragiona per categorie sociologiche o grafici e proiezioni di marketing …
Come se la gente fosse un gregge di pecore, una massa informe e non storie, volti, destini …
Ci si complica inutilmente la vita con tante stronzate …
Continuerò a dire che il buon libro è un prodotto molto diverso dai generi alimentari e a cantare le possibilità di libertà che esso può portare: liber-liberi …
Tutto il mondo è paese, Robert Redford (ma pensa…) fatica a trovare i soldi per un film, W.Allen deve girare in Europa, dato che spesso ormai gli studios di Hollywood prendono i capitali da società esterne agli stessi, e questo per dire che è una situazione di penalizzazione dell’arte e della creatività che tocca molti paesi dall’economia avanzata e in tutte le manifestazioni, che ha cominciato a delinearsi soprattutto a partire dagli anni ottanta …
Con sfumature e spazi di sopravvivenza molto diversi, da paese a paese …
Accompagnato dall’altra faccia della medaglia: che, quando un “prodotto” pseudo-artistico culturale ha un po’ di successo, lo si sfrutta in tutti i modi, come il suino di cui non si butta via nulla … Ed ecco così dal film che incassa subito pronto il libro e il remake nei paesi esteri e le ideuzze tv e i cloni ecc. ecc. O il contrario …
Tutti vogliono mangiarci qualcosa, non solo il povero autore che un po’ di merito l’ha, ma tutta la gente intorno, spesso gente infima che meriterebbe un digiuno a vita!!!
Si spreme all’inverosimile …
Cultura della spremitura ;-)) manco fosse l’olio d’oliva …
A proposito: visto che siamo in tema agricolo, avete mai assaggiato l’insalata o la frutta o il vino di qualche vostro amico che ha una campagna e coltiva con metodi tradizionali?
Tutto un altro sapore dalle cose prodotte in serie …
Dico che oggi tutto è adulterato, a cominciare dalle menti e dai sentimenti …
Abbiamo perso il sapore o il sale della vita …
Ma chi ce lo fa fare? Perché?
Ma, tornando al discorso di partenza, permettetemi di dire – appoggiandomi all’inusuale e violento sfogo di un Mario Luzi, in tv, a tarda notte – che l’Italia resta il buco nero dell’Europa per le questioni di cultura e, in particolare, per la poesia …
Si spera che la moda e l’andazzo cambino, in futuro, visto che oggi tutti rincorrono il trendy, più che il vero e l’essenziale …
Una civiltà che si appoggia sul trendy non è una civiltà: è vacua: è il nulla sotto forme colorate di bellezze effimere …
Io posso solo rimboccarmi le maniche e ricominciare il giro degli editori veri per cercare di pubblicare bene almeno questo secondo e ultimo libro di poesia e poi togliermi dalle palle … Sono un poeta in fuga dalla poesia ma che combatterà perché la poesia non fugga dal cuore di un popolo …

Spero che i più giovani siano più tenaci e tignosi di me e che ribaltino un po’ le cose …
Ce ne sono di bravi e si danno un gran da fare …
Quel che posso dirvi: abituatevi alla critica, al pensiero, non al consumo cieco e imposto in modi subdoli … Abituatevi a paragonare tutto quello che succede all’esterno, nella realtà, con quelle che sono le esigenze ed evidenze originali del vostro cuore …

Un saluto …

Andrea Margiotta


PS Su un tema simile, segnalo l’articolo di Luigi Mascheroni e Davide Brullo che condivido in vari punti ma non nelle parti forse un tantino moralistiche …
Comunque è una fotografia …
http://www.ildomenicale.it/articolo.asp?id_articolo=769

Commenti

Anonimo ha detto…
poesia.

Credo di essere ignorante.
Credo che poesia è sogno.
E rabbia
e sentimento.
Credo che ognuno se la scriva per se
e poi ci viva dentro.
Non perchè lo decida
o perchè lo sappia.
solo perchè è.

Ora piccolo come sono
non credo di sapere
ne conosco più di tanto.
Scrivo e mi basta.
Scrivo quello che mi passa.
Vedo.
E sento.
Forse poi,
se me lo ricordo
lo incido.

Spesso è difficile
lo nomino e
si scioglie
bisognerebbe girare
con carta e penna
nel taschino.
Io,
quando lo acchiappo,
il pensiero
lo scrivo su uno scontrino.
A volte diventa poesia.
A volte racconto.
A volte visione.
A volte,
è nei momenti più impensabili
che decide di passare.
Ho provato a sedermi
anche a sdraiarmi
niente.
E allora:

sono le cinque e invece di dormire sono qui a fumare davanti a un articolo di giornale letto sul mondo odierno..
perchè su internet sto leggendo.

Fra meno di dieci giorni avrei un'esame.
Dovrei essere a dormire o al limite a studiare visto che non prendo sonno.
Occupare al meglio il tempo.
Ottimizzare.
Economizzare.
Quest' è l'ottica che dovrei avere
vista la strada scelta.
Studio economia
di un vicolo manageriale.
Essì questo è quello che faccio.
E forse quello che mi darà da mangiare.
Ma,
il vicolo è affollato
o forse è troppo stretto?
A dir la verità
fra più di dieci giorni è Natale
e via di regali, pubblicità e panettoni,
promozioni.
Regali scontati
e auguri;
me ne ero quasi dimenticato.
allora immagino:

rumore di tasti su una vecchia macchina per scrivere.
Rumore della barra. A capo.
Forse è Natale, forse è magia, forse una stella. Forse la mia.


Stupito in un giorno che conosco alla perfezione.
in un Natale che anche quest’anno è arrivato.
Ho aspettato un anno. Ancora.
e Natale è arrivato.

Guardavo,
dal balconcino,
sulla via del corso antico,
solo al primo piano,
la fiumana di gente
nel freddo pungente.
Nel corso fa meno freddo
eppure siamo a due dita dal porto.
stelle accese in vestito da sera.
La luna gelosa,
delle invitate gemelle,
le invidia dall'alto,
non stà nella pelle.
Semplici addobbi per gente distratta.
I vicoli invece,
i vicoli non hanno addobbi perfetti,
né ne vorranno,
son vicoli stretti.
Una luce sola.
Non ci stà a giocare alle statuine,
si stacca dal filo, e comincia a cercare,
Scende tra gli uomini
e prova a trovare
Un senso, qualcosa, qualcuno.
In fondo è Natale.
C’è un uomo con le rose in mano,
moro di pelle e corroso dal sale.
Pescatore d’estate,
e rose rosse d’inverno,
Oggi è festa per tutti,
ma non per lui
che per mangiare
deve lavorare
anche oggi che è Natale.
In questo quadro di profumi,
vini e panettoni.
La gente distratta si scambia i doni.

Una luce sola.
Non ci stà a giocare,
si stacca dal filo e comincia a cercare…
Senza corrente ma,
strano,
di luce costante.
Un tempo era in nero
tra le nubi ed il vento
sospesa nel cielo
vicino alla luna.
Che senso poteva avere
restare
su un filo a guardare
la gente passare?

La mia cicca è finita in fumo,
e oggi è Natale.
Una stella è scesa dal cielo,
poi si è staccata da un filo,
ed ora è tra la gente.
Cerca… da illuminare.
E c’è un uomo che cerca una buona stella.
Ma non è un uomo di mare.

Rientro nel posto in cui ero a parlare.
Son visi contenti
e visi di conoscenti
e oggi è Natale.
Si scherza, si ride, ci si scambia gli auguri.
Nel posto c’è un uomo, moro di pelle, con in mano le rose,
è entrato da poco,
prima in strada a gelare,
qui è caldo e vende più rose.
Oggi è Natale.
- La vuole una rosa?
Per la sua ragazza…
alcuni la comprano, altri lo stanno a guardare.
E lui:
- Auguri, buon Natale.
Passa, sorride, continua a girare.
Il mio bicchiere è vino rubino.
Sul tavolo il resto e uno scontrino.
Il resto per me. E bevo il mio vino.
Il resto per lui, in cambio una rosa.
La accorcio e in tasca la infilo,
la poso sul cuore e succede qualcosa:
un sereno calore
sotto la giacca si spande.
e il moro di pelle:
- Auguri, é Natale.
Passa, sorride e continua a lavorare.

Intanto la luce continua,
tra spinte ed abbracci,
profumi, sorrisi e vicoli spenti.
Oggi è Natale.
Cerca qualcuno.
Forse da un po’ è scesa a cercare,
o scende ogni anno…
Una volta in un anno.
Per far innamorare.

Intanto nel corso cammina una donna.
in un cappotto rosso e bionda d’argento.
Gli occhi di un taglio orientale,
su un nasino arrossato,
il sorriso più bello che si possa baciare.
Veramente anche il naso e le guance e i capelli.
Bella davvero. Viva d’incanto.
Ha lo sguardo felice, vorrebbe cantare.
Si gira a destra,
poi volta il naso a sinistra,
guarda i colori, guarda,
in una vetrina,
costosi vestiti tagliati,
si ferma, un piede sulla punta,
e balla,
ma solo un momento,
riparte e sorride bambina,
c’era una bambola
In quella vetrina.
Il gioco di un bimba.
è solo il contorno
di una dama finta.
Continua il suo passo
tra i ciottoli informi,
tra la gente,
sola,
cammina decisa,
tra ciocche dorate lo sguardo alle stelle,

Ma al centro di una delle file lucenti.
Un vuoto.che strano. Un niente.
Manca una stella, attualmente.


- Chissà dov’è!?.
Si chiede la donna bella davvero.
- sarà spenta nel nero!

non sa chi cercare.
ma vuole, ne è certa,
qualcuno da amare,
ha un cuor da donare.

Ed io,
fuori dal caldo locale.
In strada, nel corso.
Son pieno di vino
Il freddo ci prova
ma non riesce ad entrare.
Sotto la giacca una rosa,
e il dono speciale.
Cammino deciso, tra facce contente.
Tra abbracci e negozi,
profumi e taverne.
Ma devo tornare,
imboccare il porto canale,
e il traghetto poi,
a ovest del mare.
Oggi è Natale.
Sarò solo, a casa,
a festeggiare.
Miseria scontrosa.
Latte e biscotti per cena.
Lusso invidiabile
solo per chi non ha niente.
Peggio io.
Latte e biscotti ma neanche un parente.
Solo,
nel corso tra tanta gente.

La donna bella davvero nel cappotto rosso cammina
ed è all’angolo dove devo svoltare.
Io non lo so.
Lei,
non lo sa.
Ci potremmo solo guardare,
sorridere e continuare a camminare,
o scontrarci e cadere,
e lo stesso guardarci
e ridere sin nelle vene.

- Se la mia buona stella mi stesse a guardare!.

- Oggi è Natale.

Sbam!
uno contro l’altra.
lei perché distratta
io per inciampare.
Ciottoli antichi e sapienti,
destino di incontri,
passi decisi
e in un attimo
dietro l’angolo incerti
su ciottoli informi.
Io su di lei.
Entrambi distesi.
Io su di lei.
Sui ciottoli arresi.
Lei ha gli occhi chiusi,
li stringe.
ora socchiusi.
- Mi scusi, mi spiace, sono inciampato.
- Si, và, ero distratto non ho visto il selciato.
- Ma no, davvero le dico! non sono il tipo!
- Lei come ha fatto a finirmi sopra sdraiato?
- Gliel’ho appena detto,
Mi scusi, sono inciampato.
- Ma perché parla in rima?
- scusi, ho sbattuto, e...
- e è più scemo di prima?!

Si guardano, si vedono,
si sorridono,
si riconoscono e ridono.
- Oggi è Natale.
Si può festeggiare.
In due è meglio.
- La posso baciare?
Quella notte un uomo e una donna si scambiarono un dono,
sotto la luce di una strana stella
stanca di stare ferma a guardare,
nel cielo o su un filo,
la gente che si cerca,
ma non si vuole amare.
La stella brillava forte
e li fece innamorare.
E a mezzanotte si andarono a sposare.
Un bouquet di una sola rosa
Latte e biscotti non per cena,
ma per colazione.

Un Natale speciale. Da festeggiare.
Era un po’
che si faceva aspettare.
Alla fine è arrivato.
E della storia,
anche il lieto finale.
Ma voi lo sapevate,
e allora?
Che ve lo dico a fare?
Così,
Solo per raccontare.

E battono le dita su una tastiera quando ho sempre detto che scrivere per me non è un lavoro ma una ragione di vita.

E.V.
andrea margiotta ha detto…
E.V mi manda questa poesia come commento ...
Decido di pubblicarla e di lasciarla così com'è - anche se ci sono errori di grammatica e il testo avrebbe bisogno di una consistente potatura, di una generale risistemazione e intensificazione in molti passaggi e in molti versi ...
La lascio così perché, in qualche immagine più interessante, e, in generale, ha un desiderio di felicità dentro, ha un suo accento di verità: è una testimonianza di vita che cerca qualcosa, oltre il consueto ...

andrea margiotta
Anonimo ha detto…
attendo la potatura.
con stima.
E.V.
Anonimo ha detto…
Hai fatto bene a lasciarla così sgrammaticata, hai fatto bene a pubblicarla, Rosalba M.
Anonimo ha detto…
hai fatto bene a lasciarla così sgrammaticata...hai fatto bene a pubblicarla...Rosalba M.
Anonimo ha detto…
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Anonimo ha detto…
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Very nice and intrestingss story.
Anonimo ha detto…
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