Pensieri e parole



Cosa deve fare, oggi, nell’anno del Signore 2006, un poeta oggettivo? Il poeta oggettivo è quello che ha una storia alle spalle, non uno che si è svegliato la mattina e ha deciso di fare il poeta (quelli, semmai, sono i poeti aggettivi) …Il poeta oggettivo è quello che è stato "riconosciuto", avvistato, dalla parte più seria dell’ambiente, cioè da poeti come Luzi, Conte, Carifi, Bandini, Bigongiari, Ruffilli, Pusterla, Cucchi, Riccardi, Damiani, Gibellini, Rondoni, Lauretano e altri, o da critici come Pietro Citati, sia pur per lettera autografa e non con pezzo su Repubblica … Il poeta oggettivo è quello che avrebbe voluto essere tutt’altro, magari un pilota di aerei, un ufficiale della marina o un finanziere d’assalto, ma ha scoperto una vocazione, un dantesco dittare dentro e un destino, fatto di esperienze e incontri imprevisti e non progettati…Il poeta oggettivo è quello che ha un sussulto di gioia quando riceve in dono da un amico, che egli considera un altro poeta oggettivo, tre libri belli e ben fatti, o che ha un leggero brivido o moto di commozione leggendosi in treno un bell’articolo di Silvio Ramat, apparso su Il Giornale, sulla storia d’amore un po’ soffocato tra Eugenio Montale - uno dei preferiti - e Irma Brandeis, la Clizia delle poesie più belle dell’Eusebio nazionale…Moto di commozione perché anche il poeta oggettivo ha vissuto e amato a Firenze, percorrendo quel sentiero che da Dante porta alla critica anglo-americana, al Montale più araldico e a Bibi Berenson e Roberto Longhi, i grandissimi critici d’arte……Cosa deve fare se, oggi, in Italia, il mondo che ruota attorno alla poesia – come il poeta oggettivo disse a Gabriella Sica - è come la ex Unione Sovietica: un deserto percorso da bande armate che ne fanno razzie…Il poeta oggettivo vorrebbe cose semplicissime: soltanto scrivere quando ha qualcosa da scrivere, pubblicare in qualunque sede purché ben distribuita in libreria (come dovrebbe essere normale, in un paese normale, in una logica normale…), e poi essere giudicato, valutato da critici seri e, soprattutto, dal pubblico, dalla gente (il poeta oggettivo scrive per sé stesso e per la gente, in primis)…
Il poeta oggettivo non ha nessun tipo di invidia perché sa di avere, da parte sua, qualche potenzialità, qualche carta da giocare (il poeta oggettivo è anche un ottimo giocatore di poker ma in questo caso non bluffa…)… Il poeta oggettivo è un po’ superbo e, come Dante insegna, i superbi quasi mai sono invidiosi…Non gl’importa nulla dei discorsi da retrobottega – a meno che non si parli di donne – o delle miserie o delle beghe o delle manovrine editoriali…Al poeta oggettivo importa solo della poesia ovunque ne scorga il dolce e levigato profilo…
Il poeta oggettivo è anche un guerriero e, amando Pound, ama anche combattere per le proprie idee e per il proprio senso della giustizia… Bien…Fine della terza persona…
Eccomi qua…Torno da Macerata e trovo le solite cose: viene Dylan a Roma e un gruppo di scrittori e poeti (alcuni dei quali conosco personalmente e stimo) devono leggere le poesie di Dylan all’Auditorium: ma scusate, ma se viene già Bob in persona a cantare, che bisogno c’è che voi leggiate pure le sue poesie come tributo-omaggio? Tradotto vuol dire: cosa si fa per un ulteriore quarto d’ora di celebrità (come se i chiamati non fossero già ben conosciuti); arriva una star, cioè una stella piena di luce, e si vuole brillare un po’ di luce riflessa…Ehi, ragazzi, può essere anche che le poesie di Dylan non siano granché o magari inferiori a quelle di Mark Strand che è venuto a leggere qui a Roma in sordina, qualche tempo fa… Ovviamente, non è che ci sia nulla di male e gli scrittori-lettori non hanno certo colpa alcuna, penso…Il problema è la perniciosità del pensiero di chi organizza… Il problema è quando l’arte diventa un pretesto per organizzare eventi…Il problema è che si dovrebbe tornare a un’etica dell’essenziale e del necessario… Il problema è che si dovrebbe tornare all’arte e basta… E l’arte, come i veri artisti sanno, non ha nulla a che fare con la democrazia né con gli assessorati o enti o paraenti (qualcuno inutile, qualcuno solo cassa di risonanza dei politici) che foraggiamo con le nostre tasse…
Il grande pianista Benedetti Michelangeli, in un concorso, disse a un allievo bravino “in arte o sei bravo o vai fuori dai coglioni…”…Inutile raccontarvi quanto sia stata difficile la vita di Arturo Benedetti Michelangeli solo perché era geniale… Se uno è troppo, se uno si alza dalla media troppo, fa una vita difficile… (magari è riconosciuto post-mortem, forse – come diceva un personaggio dell’ultimo film di Bellocchio – in Italia i morti contano più dei vivi…)…
Ho preso l’esempio di questa iniziativa dylaniana, non peggiore di altre, solo per mettere il dito sulla piaga…La piaga è come vengano pensati e organizzati gli eventi di natura artistico-letteraria…
Altro esempio: il deserto percorso da bande relativo alle traduzioni letterarie…Una volta, in Italia, parlo di 50 anni fa, il poeta prima trovava un riconoscimento in patria e successivamente veniva tradotto…Oggi qualsiasi pirla può farsi tradurre all’estero, basta che abbia i contatti giusti…Così accade che professori o ricercatori universitari, magari bravi come professori ma pessimi come poeti, si facciano tradurre, escano in fantomatiche antologie estere di poesia italiana (e io mi chiedo: ma chi le legge, se all’estero al massimo conoscono Eco e Baricco?)…Non c’è limite davvero al narcisismo umano… Prendo a bersaglio – e ancora solo come esempio non peggiore di altri – una fantomatica Poesia del dissenso, di cui si è parlato nel blog di Massimo Orgiazzi, che non so se sia uscita o debba uscire a Londra, città dove ho lavorato per un breve periodo della mia vita e dove mi sarebbe stato agevole usare certi contatti per propinare un’edizione inglese delle mie poesie: ma sarebbe stato troppo facile e meschino; pensai: no, prima devo farmi conoscere in Italia, come poeta, poi si vedrà, se scriverò qualcosa di meritevole…E questi qui invece, completamente sconosciuti in Italia, si fanno la loro antologia: ma ragazzi miei, ma siete di fori? come dicono a Firenze... Ma poi, come si fa a usare un titolo come Poesia del dissenso quando ogni poesia autentica e vera, anche se fosse stata scritta da un fan di Silvio Berlusconi, porta sempre una visione e-marginata e un dissenso… Già il titolo è pessimo…Dunque, in codesta antologia, probabilmente ci sarà pure il Dissenso: ma ho i miei dubbi che possa esserci anche la Poesia…E allora, come dice il simpatico Novello Novelli, caratterista dei film di Nuti e di Ceccherini, mi sento di dire “Io Dissento”…
E veniamo a Macerata: due parole sole, da parte mia, tanto il resoconto lo faranno altri…
Non ero molto in forma anche se, probabilmente, non si è notato… La sera prima, a Roma, avevo avuto uno screzio scemo con una ragazza a cui tengo, con la quale ho un rapporto infinito e aperto come il mare (a lei sarà dedicato il mio secondo libro, ormai finito, e pronto eventualmente per la pubb.) e che qualcuno di voi ha anche visto di sfuggita, probabilmente con delizia degli occhi …Dunque ero sottotono…Poi non sapevo bene di cosa si dovesse parlare né mi ero preparato alcunché…Il risultato non è stato male, c’era pubblico fino a mezzanotte e mezzo, però avrei voluto gestire meglio la parte che mi riguardava nella discussione… Parlare più di poesia, per esempio, e meno di questioni che mi interessano poco come la polemica con Merlin o altro…Spero che in futuro l’ottimo Davoli o altri, vogliano invitarmi soprattutto per leggere poesie…è quello che mi interessa di più…
Il mio blog Radiolondra non è nato soltanto per la nota polemica con Marco Merlin: ma primariamente, un po’ per la trasmissione televisiva fatta in Rai, e un po’ per altro, perché si era sviluppato un dialogo con alcuni giovani poeti, con qualche anno meno di me, conosciuti a Riccione, come ad esempio il bravo Federico Italiano e altri…Di Merlin non sopportavo la supponenza e l’aria da capetto e l’attenzione troppo marcata alla generazione dei nati negli anni ’70 e, quindi, lo consideravo funzionale a quel sistema editoriale che, per esigenze di marketing, proprio quella generazione lì aveva deciso improvvisamente di pompare… (dei quali, come ha detto giustamente un poeta che di quella generazione fa parte, l’onestissimo e poeticamente interessante Matteo Fantuzzi, ormai “conosciamo anche ogni pelo del culo”…)…Come se, guardando il quadro della poesia, un quadro grande, ci si affissasse solo a un particolare…E questo particolare era costituito da gente che spesso non aveva nemmeno un oggetto libro all’attivo, non solo riconosciuto, ma addirittura neppure mai pubblicato…
Probabilmente il nostro incontro è stato uno scontro tra due caratteri un po’ discoli; sono sicuro che, se ci fossimo conosciuti anni prima, saremmo andati anche d’accordo… ora che si è placato, ora che è diventato un guru solitario, mi sta anche simpatico e sopporto perfino l’esegesi dei suoi manoscritti…La mia polemica con Merlin è terminata…Son ragazzi…
Comunque è stato divertente e ho pure rivisto un amico dell'adolescenza marina estiva: Macerata ha mura e pietre suggestive e donzellette leggere dagli occhi bellissimi, come la “berbera” di cui si parlava che non ho capito se fosse la poetessa Franca Mancinelli (io ho conosciuto una Franca Mancinelli a Riccione, ma era un’altra! Chiaritemi, por favor, il quesito)…
è bello che ci sia gente come Filippo Davoli, è bello avere un’antologia di poesie di Guy Goffette redatta con i controcoglioni, come dovrebbero fare le case Editrici che hanno fiumi di capitali alle spalle…
Gian Ruggero Manzoni mi ha fatto ricordare la simpatia dei romagnoli schietti e autentici e felliniani (ho fatto il liceo a Forlì e l’Università a Bologna)…Un personaggio da primonovecento, futurista…Il rombo del suo motore, alle tre e mezza di notte, il rombo che squarcia il silenzio di una bellissima piazza e copre gli echi lontani della gioventù universitaria ancora in piedi, è probabilmente la cosa più poetica della serata…

PS
Tra gli interrogativi inquietanti: 1) perché le temutissime zanzare tigre hanno martoriato Filippo Davoli e hanno risparmiato il sottoscritto? Non ne ho incontrata una per tutta la serata e, nel povero ma suggestivo ostello, ho pure dormito con le finestre aperte… 2) Cosa faceva per due quarti della tardissima cena Filippo Davoli fuori la porta e dietro l’angolo, tra le mura? 3) Perché Fantuzzi ha optato per un taglio di capelli alla Toni Manero che lo fa sembrare un birro emiliano-romagnolo?
4) Perché l’amico Massari veste sempre di nero?

Un saluto

Andrea Margiotta

Commenti

  1. Preparati a venire a leggere il prossimo anno. Solo poesie. In quell'occasione ti spiegherò:
    1. che quella ragazza là non era la Mancinelli e chi era; 2. che fuori la porta e dietro l'angolo ci sono sempre le sorprese migliori; 3. che Mina e Renato Zero hanno inciso una canzone che si intitola "Neri" che è un manifesto programmatico; 4. sui capelli di Matteo Fantuzzi, invece, armiamoci di acume nei mesi da qui a luglio prossimo per cercare di capire perché!
    ;-)
    FilippoDavoli

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  2. Andrea, come sempre tu voli troppo alto nel tuo sogno di perfezione e bellezza; sia nelle tue poesie che nelle polemiche. Ma tu lo conosci meglio di me lo stato delle lettere italiane, no? Normale amministrazione del medio.
    Perché non vieni da noi? Come on.

    Christian Bayle

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  3. manca la 2a parte della frase sui 30enni, cioè che non conosciamo molti autori di generazioni precedenti, quelli a cui si rifanno i 30 enni stessi (i loro "padri" diciamo, o almeno fratelli maggiori): il problema cioè non è che una generazione sia analizzata (e anche analizzata tanto tanto), ma che altre non siano per niente cagate.

    la ragazza non è la mancinelli. i miei capelli così a mezza misura fanno molto toni manero. il problema è che più lunghi sembro battisti prima maniera. nei prossimi giorni li taglio

    matteo fantuzzi

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  4. x Filippo ;-)

    x Chris Ma in quale parte di mondo sei finito? Non preoccuparti, il secondo libro è molto più infernale e orizzontale...Te lo farò avere (ammesso che riesca a rintracciarti, nomade inquieto)...

    x Matteo

    Il problema è anche quando una generazione viene pompata solo per questioni di marketing editoriale...Non fa bene alla poesia né ai giovani poeti che si montano la testa... E non fa bene nemmeno a quelli che magari sono nati solo due anni prima (tipo me o altri), non che si preoccupino più di tanto della "carriera", che in poesia non esiste, né che si sentano scalzati, problema minimo se uno si ritenga abbastanza bravo e vocato; ma solo perché si sentono presi per il culo, avvertendo la presenza del baro al tavolo di gioco...

    PS Il capello lo lascerei alla Tony...

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  5. come sai credo che ci sia stato chi abbia creduto in alcuni autori vicini per età e vissuto "storico" e abbia fatto discorsi di comunanza, e chi ha visto che un percorso del genere funzionava e ha fatto marketing. anche in questo senso credo sia giusto separare i due percorsi, che sono molto differenti, tra parentesi credo che alcuni siano percorsi si siano anche molto modificati in alcuni autori nati a cavallo degli anni '80... comunque: l'importante è che si parli anche di chi sta in mezzo tra la generazione di cui parla raboni e quest'ultima. in mezzo ci sono tanti autori validi che giustamente vanno "sviscerati" e non "sventrati" :)

    matteo fantuzzi.

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  6. Anche se a distanza di cinque anni (meglio tardi che mai), raccolgo il tuo invito, rivoltomi all'epoca su universopoesia, a leggere questo post. Ebbene, io credo avesse ragione Carlo Bo a dire che la poesia è un coro sommerso, vive e respira nelle catacombe. Non ha senso chiedere di essere riconosciuti, in pubblico o sulla carta. Il poeta parla nel luogo dell'assenza, del vuoto, del silenzio. "Ossi di seppia" vendette quarantamila copie in quarant'anni. Musis et paucis. Né è detto che essere acclamati dalle folle sia una gran fortuna. Esenin si impiccò in un cesso.

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