Un piccolo e breve ricordo di Mario Luzi


Il 2005 fu un anno doloroso per la mia storia di cristiano: scomparvero Karol Wojtyla, "Lolek", un papa immenso e a me particolarmente caro, Don Giussani, un educatore alla fede straordinario, un Maestro di metodo e di amore, e Mario Luzi, un grandissimo poeta…
Quest’ultimo, era l’unico dei tre con il quale io abbia avuto un rapporto personale, benché limitato a una decina di visite nella sua casa di via Bellariva, a Firenze…
Scoprìi l’opera di Mario Luzi, grazie all’incontro con Davide Rondoni, più di vent’anni fa…
Mi colpì subito: era un poeta da mettere nel mio personale Pantheon…
Mi colpiva quella sua aristocraticità (non schifiltosa come la definì Mengaldo), quell’altezza di pensiero, quella vastità nell’esperire forme diverse di scrittura… Qualche "critico" ottuso e ignorante ancora lo relega nell’ermetismo…
Così divenni un grande lettore dell’opera creativa di Luzi e della saggistica critica che lo riguardava: amavo soprattutto l’opera Onore del vero (e sono stato molto contento e un po’ sorpreso nel leggere come, anche un poeta diversissimo quale Andrea Zanzotto, in un suo ricordo del poeta fiorentino, affermasse d’esser legato soprattutto a questo titolo…) e poi Nel magma e Su fondamenti invisibili…Però mi piacevano anche le ombre misteriose e inquiete di Avvento notturno, gli slanci, tra Petrarca e Stilnovo, di Quaderno gotico, insomma, a me Luzi piace un po’ tutto…
Forse, nelle ultime opere, lo sentivo un po’ troppo cosmologico e filosofico; ma per fortuna non astratto o “gnostico” o neoplatonico, per un suo costante legame con le cose, con la realtà, con le vere presenze…
Sono stato spesso, dicevo, a casa di Luzi…Per arrivarci, si doveva passare da un bellissimo Lungarno dove qualche volta lo vedevo passeggiare… Mi accompagnava la mia ragazza fiorentina di allora e poi mi ripassava a prendere dopo un’ora e mezzo…
Il poeta fiorentino mi accoglieva sempre con il suo look, alcune volte elegante, altre estroso…
Quello che passavo con Luzi era un tempo quasi metafisico: io volavo in un altro pianeta, in un altro tempo…Nella luce abbagliante delle sue finestre, parlavamo di molte cose…Il suo eloquio era sempre alto, pausato: si tendeva goticamente verso il cielo e poi ritornava a terra, in quella casa semplice, quasi francescana, con molti libri e carte sparse, e qualche omaggio di artisti…
Poi ogni tanto compariva Donovan, il suo segretario…E ogni tanto squillava il telefono (fisso) e lo sentivo quasi sussurrare nell’altra stanza e diventare più confidenziale con l’interlocutore…
Con me Luzi era sempre un po’ sostenuto, quasi sulla difensiva: non avevamo troppa intimità forse per la nostra reciproca timidezza o per la nostra natura un po’ irta e chiusa, entrambi aristocratici dello spirito… Però bastava che passasse la prima mezz’ora o qualche mia domanda più intelligente per farlo aprire un po’ di più… Mi colpiva la sua umiltà: nonostante fosse un grandissimo poeta e intellettuale, trovava sempre una buona mezz’ora per leggere e commentare le mie poesie, fornendomi preziosi consigli e suggerimenti…(e quelle poesie, lette dal Maestro, prendevano un suono ipnotico che ne esaltava la componente suggestiva ed evocativa che lui riscontrava...).
Ricordo quella volta che pioveva a dirotto, dovevo scendere vicino casa sua per fare delle fotocopie e mi prestò un ombrello che non aveva mai usato: era un ombrello dove ci si poteva stare in quattro ed infatti, la stranezza di quell’oggetto, lo faceva ridere… Era preso dai misteri delle lampadine che qualche volta non si accendevano…
Dopo un’ora e mezzo passata con Luzi, io sentivo la necessità improvvisa di ritornare sui testi che avevo scritto o di leggere poesie di altri autori, magari venuti fuori dalle nostre discussioni…
Si liberava in me una forza creativa eccezionale che sempre mi nasce dal contatto con i veri grandi artisti…Purtroppo, nei miei mille incontri, poche volte ho dovuto sperimentare questa ebbrezza…
Un surplus di creatività, un dono, un entusiasmo, di vita e di pensiero…
Pensavo quanto ricca fosse stata quella stagione di uomini straordinari (a Firenze, avevo conosciuto anche Piero Bigongiari) e che mi sarebbe piaciuto nascere in quel tempo di grandi maestri, tempo non ancora inficiato da tutte le merci scadenti di oggi… Mi sentivo così in sintonia con un uomo che poteva essere mio nonno…Queste cose le pensavo nel segreto della mia mente, quando mi estraniavo, assorto e pensieroso, in qualche bel ristorantino di Firenze, con la mia fidanzata o in qualche festa in villa…
Mi è dispiaciuto molto che Luzi non abbia vinto il Nobel anche se lui mi aveva spiegato i motivi segreti della non troppa simpatia degli svedesi nei suoi confronti…
Comunque, l’opera resta nella sua forza…

Mario Luzi ha una moltitudine vasta di amatori della sua opera e di critici che ne hanno scritto…
Però, più di altri, il Mario ha uno zoccolo duro di gente che vorrebbe ridurlo, come poeta…
Mi chiedo se essi siano mossi da un loro libero e sereno giudizio estetico o da un loro pregiudizio ideologico (il solito odio e l’intolleranza per i cristiani…)…Onore al merito di Giovanni Raboni che, da una specola ideologica lontana, ne ha sempre riconosciuto il valore e la grandezza...
Tempo fa, mi capitò di leggere un articolo di Nannipieri: ero pronto con un controarticolo di risposta sulla rivista stessa, poi ho lasciato perdere, preso da altre cose…
Capisco bene quello che Nannipieri vuol dire e in parte lo condivido: condivido le sue esigenze di autenticità e di verità da cui parte, ma non le conclusioni a cui approda…
Mi pare che lui confonda letterarietà con altezza. Se lui non riesce a respirare l’aria pura e rarefatta delle alte cime, credo sia un suo problema e non un problema delle cime…
Spero che Nannipieri abbia altri meriti, se ha già qualche spazio di ascolto su riviste e rivistine…
Altrimenti, mi parrebbe il solito trucchetto di chi, per avere uno scampolo di credito e una porzioncina di ascolto, cercasse di buttare giù la torre facendo un po’ di rumore…
Per “rifare” il canone letterario del novecento italiano, Nannipieri dovrebbe avere una statura critica o perlomeno poetica che non ha…
Dunque abbozzasse e cercasse almeno di scrivere qualche bella poesia, se ce la fa…
Ad ogni modo, non è molto importante…
L’importante è continuare a leggere poeti come Luzi, rammaricandosi di dover scendere ogni tanto da tali altezze di pensiero e di bellezza e forza della parola, immettendosi nel nostro inferno quotidiano, di gracchianti personaggi, di buffoni, ai quali l’ecolalia mediatica ci ha abituati…
Sorprendendosi però, tutte le volte che nel mare si peschi una perla…è ancora sempre possibile…
PS (Nell' antica foto, a Venezia, Luzi è il giovane con l'impermeabile lungo al centro: si riconoscono anche molti altri come Pratolini, Gatto, Bigongiari e Parronchi...).

Commenti

FilippoDavoli ha detto…
Quattro o cinque nomi tanto per gradire... Quanti ce ne vogliono, tra i nostri, per farne mezzo di quelli lì?

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